Penne e pennivendoli molisani

venerdì, 28 maggio 2004

Il tressette di Iorio
Un urlo lancinante sotto forma di racconto
(se Cechov chiude un occhio)

In una brutta notte di marzo, Angelo Michele Iorio tornava in auto da teatro. Durante il tragitto meditava sui vantaggi che potrebbe recare il teatro se si rappresentassero lavori di contenuto morale, interpretati da gente del mestiere, come la Carlucci. Passando davanti agli uffici della Giunta Regionale, egli smise di pensare ai vantaggi e rivolse lo sguardo alle finestre dell’edificio del quale, per esprimersi nella lingua dei poeti e dei marinai, egli teneva il timone. Due finestre, quelle della stanza di servizio, erano illuminate.
«Possibile che stiano ancora lavorando alla relazione?» pensò Iorio. «Sono là in quattro, quegli imbecilli e non hanno ancora finito! Non sta mica bene, la gente magari può pensare che li faccio lavorare anche di notte. Andrò su a dirgli di fare in fretta... Fermati, Antò!».

Iorio scese dall’auto blu e s'incamminò verso l'edificio. Il portone principale era chiuso, mentre l'entrata di servizio, munita di un unico chiavistello malandato, era spalancata. Iorio si servì di quest'ultima e dopo qualche minuto si trovava già alla porta dell’unica stanza illuminata. La porta era socchiusa e Iorio, gettando uno sguardo all'interno, vide qualcosa di veramente insolito. Davanti ad un tavolo ingombro di grandi fogli di contabilità, alla luce di due lampade, stavano seduti quattro impiegati che giocavano a carte. Assorti, immobili, coi volti resi verdognoli dai riflessi delle abat-jour, ricordavano gli gnomi delle favole o, Dio ce ne guardi, dei falsari... Il gioco, poi, conferiva loro un'aria di mistero anche maggiore. A giudicare dai gesti e dai termini di gioco che gridavano di tanto in tanto, si doveva trattare del tressette; ma, a giudicare da tutto ciò che udiva Iorio, quello non si poteva chiamare tressette, e nemmeno un gioco di carte. Era qualcosa di inaudito, di strano e misterioso... Negli impiegati Iorio riconobbe Serafino Vitracchio, Stefanello Seppuccio, Ermete De Nardini e Giovannantonio Faggiolillo.

«Ma che razza di uscita, diavolo,» si arrabbiò Vitracchio, guardando esasperato il suo compagno di fronte, «ma si può uscire così? Avevo in mano Remo Di Giandomenico con la moglie e con Giovannino Cannata e tu esci con Chieffo! Questo significa tirarsi la zappa sui piedi! Dovevi giocare Vitagliano, testa di rapa!»
«Eh già, che cosa ci avremmo guadagnato?» si adirò il compagno. «Anche se giocavo Vitagliano, Giovanni aveva Iorio in mano!»

«E perché tirano in ballo il mio nome?» si strinse nelle spalle Iorio. «Non capisco.»
Faggiolillo distribuì di nuovo le carte e gli impiegati continuarono:
«Cavallo di Alleanza...»
«Re, dacci con Pallante...»
«Ammazzalo con la Fusco Perrella...»
«Con l’Asso? Ma se sono piombo!... Mi tocca scartare il quattro di minoranza, porca miseria! Tanto, perdere per perdere! Questa volta, con Tonino Martino mi hanno fregato, ma con la consiglieressa De Camillis mi rovino. Me ne infischio!»
«Napoletana di Forza Italia!»
«Non capisco,» mormorò Iorio.
«Io esco col coordinatore regionale... Gianni, prova a giocare un consigliere regionale o provinciale.»
«E perché dobbiamo giocare un regionale? Possiamo addirittura prendere con Iorio...»
«Ma noi al tuo Iorio gli diamo nei denti... nei denti... Noi abbiamo il “Testa di morto”. Andrete sotto di brutto! Tirate fuori la Iorio! Non nascondetela nel risvolto della manica, la vostra governatora!»

«Hanno tirato in ballo mia moglie,» pensò Iorio. «Non capisco.»


E, non volendo restare più a lungo nell'incertezza, Iorio aprì la porta ed entrò nella stanza di servizio. Se davanti agli impiegati fosse apparso il diavolo in corna e coda, non li avrebbe spaventati e sbalorditi come li spaventò e li sbalordì il loro presidente. Se fosse comparso dinanzi a loro l'usciere morto l'anno prima e avesse detto loro con voce sepolcrale: «Venite con me, angeli, nel luogo preparato per le canaglie,» soffiando loro sulle facce il freddo della tomba, non sarebbero impalliditi come impallidirono nel riconoscere Iorio. A De Nardini, per lo spavento, uscì persino il sangue dal naso e Seppuccio si sentì tamburellare l'orecchio destro e la cravatta gli si snodò da sola. Gli impiegati gettarono le carte, si alzarono lentamente e, sbirciandosi a vicenda, fissarono gli sguardi al suolo. Per un minuto nella stanza regnò il silenzio...

«La state ricopiando proprio bene la relazione!» cominciò Iorio. «Ora capisco perché vi piace tanto occuparvi della relazione... Che cosa stavate facendo?»
«Noi... soltanto per un minutino, presidè,» balbettò Vitracchio, «guardavamo le foto... ci riposavamo...»

Iorio si avvicinò al tavolo e lentamente si strinse nelle spalle. Sul tavolo non c'erano carte da gioco, ma fotografie di formato normale, staccate dal cartone e incollate sopra carte da gioco. Le fotografie erano molte. Esaminandole, Iorio riconobbe se stesso, sua moglie, molti dei suoi e qualcuno dell’opposizione...
«Che assurdità! E come giocate?»
«Non l'abbiamo inventato noi, presidè, Dio ce ne scampi... Noi abbiamo soltanto seguito l'esempio...»

«Spiegami un po', Vitracchio! Come giocavate? Ho visto tutto e ho sentito che il “Testa di morto” mi batte... Be', chi è questo “Testa di morto”? Forse Di Stasi? non ti mangio mica! Racconta!»


Vitracchio rimase a lungo imbarazzato e spaurito. Finalmente, quando Iorio incominciò ad arrabbiarsi, a sbuffare e a diventare rosso dall'impazienza, obbedì. Raccolte le fotografie e mescolatele, egli le dispose sul tavolo e cominciò a spiegare:
«Ogni ritratto, presidè, come ogni carta, ha un suo valore... un significato. Come nei mazzi normali, anche qui ci sono quaranta carte e quattro pali... Politici e amministratori di Forza Italia sono i denari, gli ex democristiani sono le coppe, gli ex fascisti i bastoni, invece le opposizioni in blocco sono le spade: il “Testa di morto” non è Di Stasi, che è un semplice asso di minoranza... “Testa di morto” è una maschera, eccola, una faccia di bronzo: è il tre di Forza Italia, che batte il due, cioè Berlusconi, e ovviamente, anche l’asso che è lei, presidè. Ecco... deputati e senatori sono gli assi, le mogli le donne, i segretari nazionali dei partiti i due, i simboli veri dei partiti i tre, e così via. Io per esempio, ecco la mia fotografia, sono una scartina, un quattro, poiché sono solo un segretario provinciale...»

«Guarda un po'! Io dunque sono un asso?»
«Di denari, e Vostra moglie, presidè, è una regina...»
«Hhm, è originale... Be', allora, giochiamo, voglio vedere...»
Iorio si tolse il cappotto e, sorridendo incredulo, sedette al tavolo. Gli impiegati, per ordine suo, sedettero pure e il gioco incominciò...

L’inserviente Nasuto, giunto alle sette del mattino per spazzare la stanza, rimase sbalordito. Il quadro che vide, entrando con lo spazzolone, era così stupefacente che egli se ne ricorda ancora oggi, persino quando, ubriaco fradicio, giace quasi senza conoscenza. Iorio pallido, assonnato e spettinato, stava in piedi davanti a De Nardini e, tenendolo per un bottone, diceva:
«Capisci dunque che non potevi uscire con Falcione sapendo che avevo in mano me stesso (l'asso) quarto. Vitracchio aveva Ulisse Di Giacomo e la Petescia, tre consiglieri di maggioranza e mia moglie. Faggiolillo era forte con l’opposizione e tre assessori della Giunta Provinciale. Tu avresti dovuto uscire con Picciano! Non badare se loro giocano Alleanza Nazionale! Sono dei furbacchioni!»
«Io, presidè, ho giocato un consigliere regionale UDC perché pensavo che loro avessero uno di minoranza.»
«Ah, caro mio, ma come si fa a pensare così! Questo non è gioco! Così giocano soltanto i ciabattini! Ragiona un po'...! Quando Seppuccio è uscito con un consigliere provinciale, tu avresti dovuto tirare Patriciello, perché sapevi che lui aveva la primaria Di Giandomenico seconda, con Italo Di Sabato secco... Hai rovinato tutto! Adesso ti farò vedere io. Sedete, signori, facciamo ancora un'altra mano!»
E, mandato via lo sbalordito Nasuto, Angelo Michele Iorio e gli impiegati si sedettero e continuarono a giocare.

































Giacomo Donati 21:44 |
racconti

lunedì, 24 maggio 2004

Di Termoli, anche se non nera

erba volant - Esclusa dallo stage in hotel - "Non va bene perché è nera".
La ragazza, 17 anni, vive a Pesaro da anni. Con le compagne dell'Istituto alberghiero doveva far pratica ad Abano.
La direzione smentisce: "Le abbiamo trattate bene è stato il preside a volerle far tornare senza motivo".

[Parla Nicole, una compagna di Marlene:]
... "Al ritorno a scuola la responsabile del ricevimento e la vicepreside ci hanno rivelato il motivo del nostro ritorno: abbiamo scoperto che l'albergatore - continua Nicole - avrebbe detto al preside di non gradire Marlene alla reception, perché di colore. Solo noi potevamo rimanere, anche se avrebbe fatto storie pure su di me perché sono originaria di Termoli. Ma il preside ha detto giustamente di no. E così è stato. Ora siamo in un hotel di Pesaro e ci stiamo benissimo".

"Repubblica", 23 maggio 2004








Giacomo Donati 09:29 |
giornali tv e web

mercoledì, 19 maggio 2004

Un medico

erba volant - “Termoli. Ha fatto scalpore l'interpellanza di Di Giandomenico contro i Carabinieri.
LO SCANDALO DIVENTA NAZIONALE.
Ecografo rubato alla ASL ritrovato nello studio privato di un medico”.

Titolo di apertura in prima pagina, “Nuovo Molise”, 19 maggio 2004





Giacomo Donati 11:06 |
politici e amministratori

Elezioni Europee 2004
(Berlusconi per il Molise)/4

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Giacomo Donati 10:57 |
politici e amministratori

Giannubilo secondo Picariello (Sorbo permettendo)

A margine della breve recensione al libro di Giannubilo, Questo è il mio corpo (13 maggio), Antonio Picariello ha dato notizia di una replica in corso di pubblicazione su altromolise.it, giornale con cui collabora “dall'inizio della sua istituzione”, per quanto - ci tiene a precisare - “ultimamente la cornice della facciata si allontana dal sostanziale art. 21”. Da buon perito dell'arte della comunicazione, Picariello ha steso un velo di mistero sulla sua risposta, scrivendo: “Spero vivamente che lo stimato sorbo [sic] la faccia apparire prima o poi sul giornale" e ancora: “Non scherzo su quanto dico riguardo giannubilo [sic] e il modo di far cultura in questo territorio...”.

 

Sennonché, lo stimato Sorbo (cui riconosciamo l'epiteto e il diritto alla maiuscola) ha dimostrato anche in questa circostanza che anche lui ha un'anima. Scrive bene, indaga, porta a galla fatti e misfatti della macchina politico-burocratica molisana, ha ideato un buon giornale online, lo ha aperto agli interventi di tutti (se bene indirizzati, anche i più volgari, calunniosi e, quello ch'è peggio, argomentati e scritti con i piedi), ma - come si diceva - continua ad avere un'anima. Nel senso che davanti a un articolo che tocca (magari sfiora solamente) un amico, un collaboratore, uno sponsor, uno sponsorizzato, anche Sorbo si riserva il diritto di non pubblicare.

 

E non pubblica. E se pubblica, lo fa con i ritocchi opportuni, si trattasse del papa o di un Hemingway redivivo. Figuriamoci un Picariello che a spizzichi e a bocconi ha finito poi per togliere il velo alla sua controrecensione e sparare le cartucce bagnate che ovviamente hanno fatto cilecca, lasciando un tanfo di invidia (ha ragione Michele Tuono). Perché il libro di Giannubilo - secondo Picariello - è macchiato dal grave torto di essere stato anticipato nel titolo (presumibilmente da duemila anni, diciamo noi) mentre l'autore da quello di essersi visto affidato non si sa che incarico da un non meglio identificato assessore.

 

Quasi quasi si finisce per dare ragione a Sorbo che, amici o non amici e lasciando perdere l'articolo 21, per una volta ha fatto a meno dell'apporto del critico e non l'ha pubblicato.

Giacomo Donati 09:27 |
letteratura

lunedì, 17 maggio 2004

A caratteri cubitali

erba volant - “L'amministrazione uscente, guidata da Antonio Bruscino ha diramato un comunicato a caratteri cubitali: «L'amministrazione comunale rimane compatta come compagine politica durante la campagna elettorale e per impegni politici futuri ma non partecipa alla prossima competizione elettorale perchè non ci sono le condizioni per costruire le alleanze che aveva proposto per il paese»”.

Giuseppe Castelli, E alla fine Forza Italia e Udc a Campomarino...,Il Tempo”, 17 maggio 2004



Giacomo Donati 13:32 |
giornali tv e web

giovedì, 13 maggio 2004

Il corpo secondo Giannubilo

Non sono riuscito ad assegnare la paternità a quest'opera. Qualcuno mi può aiutare? Grazie gdÈ facile dirne bene. Ed è anche giusto. Pier Paolo Giannubilo, nato a San Severo nel 1971, vive a Campobasso e insegna a Isernia. Vanta al suo attivo le raccolte poetiche Ariascensione e oltraggi (1996) e Imperativo presente (1999), vincitrice del premio Venafro.

 

La sua collaborazione dà lustro al “Quotidiano del Molise”, dove firma per qualche anno i corsivi della rubrica “Parterre”. E dio sa se ce ne vuole a imbastire giorno dopo giorno una pagina sulla realtà molisana senza cadere in ripetizioni, luoghi comuni e banalità a basso prezzo. Archiviata l’esperienza di “Parterre”, Giannubilo continua a curare con sistematicità la pagina culturale del quotidiano: esce il lunedì e da sola compensa la spesa del giornale.

 

Fulminanti alcune sue battute, come il ritratto “onomastico” di uno dei tanti consiglieri regionali sopravvissuti all’implosione democristiana. “Angelo Pio Romano, – si diverte Giannubilo – un uomo che è un mezzo rosario”.

 

Con Questo è il mio corpo (Palomar, Bari) lo scrittore molisano si affaccia alla ribalta della distribuzione nazionale. Si tratta (leggiamo dal catalogo della casa editrice barese) di:

 

“Cinque monologhi, un’intervista e una lettera. Sette racconti “crudeli” sul corpo umano, metafore inquietanti della solitudine contemporanea. Storie che mescolano la cronaca con il fantastico e il grottesco, le ipotesi metafisiche e i paradossi sacri. Ma anche la brutalità con la tenerezza, l’ossesione dl disfacimento e del nulla con l’esercizio della pietas”.

 

Un ultima annotazione. I lettori molisani più attenti hanno già avuto modo di gustare con tre anni di anticipo quello che forse è il racconto migliore del libro di Pier Paolo Giannubilo: La legione vorace (“Sannitica”, giugno 2001). Ad maiora.

Giacomo Donati 15:01 |
letteratura

martedì, 11 maggio 2004

“Nuovo Molise” e Dell'Utri

“Nuovo Molise” ci ha abituato ad aperture che si discostano dai tradizionali cliché giornalistici, privilegiando con caratteri di scatola le sortite historicus-fasciste dell’editore o le beghe interne delle più interne correnti di Alleanza Nazionale e partiti satelliti.

 

Ieri, 10 maggio, si è prodotto in un nuovo exploit. Ha promosso a evento la presenza di Dell’Utri a Isernia, in un convegno su “La cultura della giustizia in Europa”, e per fugare ogni dubbio sottolineato già nel titolo che con l’europarlamentare di Forza Italia c’era anche il (doverosamente in maiuscolo) Governatore molisano Michele Iorio.

 

A essere giusti, che Marcello dell’Utri (recordman delle assenze a Strasburgo) abbia presenziato a qualcosa è di per se una notizia. A elevarla a notizia del giorno la circostanza che fa di Dell’Utri un profondo conoscitore di giudici e giustizia.

 

“Dell’Utri Marcello, – trascriviamo da Internet - pregiudicato a Torino per frode fiscale e false fatture (2 anni e 3 mesi patteggiati in cassazione nel 1999, più quattro piccoli patteggiamenti a Miliano), sotto processo a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e imputato per calunnia aggravata; imputato a Milano per estorsione aggravata e per i falsi in bilancio e per altre false fatture di Pubblitalia; indagato a Caltanissetta per le stragi del ’92 e a Madrid per le frodi fiscali di Telecinco, è stato eletto deputato nel ’96 alla vigilia della prima condanna, nel 2001 è asceso al Senato. “Per legittima difesa”, dice lui. Difesa dalla Giustizia e dalla Legge, s’intende”.

 

Peccato che di questa preziosa conoscenza in presa diretta “Nuovo Molise” non parli. Del resto nemmeno il TG1 ha dato notizia dei due anni (ovviamente senza condizionale, trattandosi di un pregiudicato) inflitti lo scorso 27 aprile a Dell’Utri e al boss mafioso Vincenzo Visca nel processo di Milano. Evidentemente gli italiani, e i molisani in particolare, non devono sapere di che pasta sono fatti i loro rappresentanti. Basta esibirli in fotografia, sempre con il sorridente Iorio a fianco, e precisare che hanno fondato e reso grande Forza Italia.

 

Ciliegina finale: il convegno di Isernia si è concluso con la rappresentazione dell’Apologia di Socrate. E scusate se l’accostamento a Socrate non rende giustizia appieno al pregiudicato Dell’Utri Marcello, senatore, europarlamentare e fondatore di Forza Italia.

Giacomo Donati 11:42 |
giornali tv e web

sabato, 08 maggio 2004

Elezioni Europee 2004
(Berlusconi per il Molise)/3


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Giacomo Donati 13:53 |
politici e amministratori

giovedì, 06 maggio 2004

Enzo Di Gaetano in rassegna stampa

La rassegna stampa quotidiana di Telemolise vive i suoi momenti migliori il giovedì mattina, quando se ne occupa Enzo Di Gaetano. Il giovedì mattina è il trionfo di Enzo Di Gaetano. Il trionfo di un giornalista che diversamente dai suoi colleghi non si accontenta di scegliere e leggere i titoli che reputa i più interessanti nel panorama regionale e nazionale. No, Enzo Di Gaetano predica. E predica da par suo. Sempre.

Con “Buongiorno, Molise” di giovedì 6 maggio 2004 Enzo Di Gaetano si è superato. Non certo per aver annunciato la pubblicazione dell'elenco degli aspiranti avvocati che hanno superato la prova orale e ora sono chiamati ad affrontare “la prova orale” [sic]. Di tali perle son piene le fosse dei giornalisti molisani e Di Gaetano sa che non può esibirle come titoli di merito speciale. Perciò, come si diceva, si è scatenato con le prediche. Nell'ordine: sulle torture degli iracheni per opera degli americani, sullo sciopero di tre giorni indetto dai magistrati italiani, sulla crisi dell'Alitalia.

Per Di Gaetano, le torture perpetrate dai soli soldati americani ai danni dei prigionieri iracheni sono, tra l'altro, il segno dell'occupazione non militare, pacifica e comunque “più intelligente”, degli inglesi e degli italiani. Argomentazione che, rilanciando il cliché degli “italiani, buona gente”, è una barzelletta bella e buona, almeno per quanto riguarda gli inglesi non belligeranti (e non torturanti).

Ai magistrati italiani, Di Gaetano ha mandato un messaggio perentorio: che gli facciano capire, “a lui e a tanti altri come lui”, perché si concedono il lusso di scioperare pur godendo, come godono, di una retribuzione agganciata ad avanzamenti automatici di carriera, di due mesi di ferie all'anno, di non dover timbrare il cartellino. Ignorando o facendo finta di ignorare il dibattito che si protrae almeno dai tempi di Montesquieu sull'equilibrio dei poteri nella moderna concezione dello stato, il predicatore isernino l'ha buttata sul corporativo: lo sciopero dei magistrati trae origine dal timore di “perdere il potere” con la preventivata divisione delle carriere...

Sull'Alitalia, Di Gaetano è stato ancora più drastico. “Per dirla tutta” e con le sue parole, si tratta di sprechi milionari, di piloti che sono i più pagati d'Europa e quelli che lavorano di meno, di privilegi a iosa di una categoria che oltre a quella dei giornali meriterebbe l'attenzione di qualcun altro. Con chiaro invito forcaiolo proprio a quei magistrati privilegiati e maltrattati un attimo prima che, sempre secondo Di Gaetano, dovrebbero intervenire per impedire che “gli italiani si svenino” per mantenere in vita i privilegi dei dipendenti Alitalia.

Insomma, privilegio per privilegio, a noi molisani resta quello impagabile di Enzo Di Gaetano. Con lui le rassegne stampe non sono mai rassegne stampe qualunque. Solo un poco (o un poco troppo) qualunquiste.

Giacomo Donati 18:17 |
giornali tv e web