Penne e pennivendoli molisani

mercoledì, 09 giugno 2004

Il nuovo che avanza
(Da una cronaca campobassana dei tempi andati)

Una volta che il Machiavelli ha teorizzato il machiavello come strumento di lotta politica, e certificato che la fine giustifica le mezzecalzette, ecco che le stesse si muovono al grido di "A noi la pappatoria!".

 

Un lotto di masnadieri, nei panni di briganti cinquecenteschi del più puro melodramma italico, ha fatto le scarpe al defunto Mortorio Pizzi, al quale, in verità, la bara, il loculo, il sacello confanno assai più del seggio sindacale. Allo stiletto, o al bicchiere avvelenato: Renza Licrezia Borgia che tiene alto nel migliore dei modi le tradizioni di famiglia.

 

Pare che la sorpresa della salma deambulante, alla vista del bau bau cresciuto amorevolmente in seno alla balia Diccì e che le si avventava contro a fauci spalancate dagli scranni consiliari, non gli abbia impedito di esclamare: "Proprio tu, Licrezia, figlia mia!" prima di far la fine della Cleopatra di Egitto.

 

La breve discorsa programmatica della novella faraona di Palazzo San Giorgio, smicrofanata e ventriloquiante tra cellulari e radioline ricetrasmittenti delle massaie rurali in stato di allerta, è risuonata in un'atmosfera satura di veleni.

I dipendenti, i funzionari, i consiglieri, gli assessori comunali, tutti sono avvertiti. E si sa uomo avvisato è solo mezzo avvelenato. Se non altro conviene declinare gli inviti al bar e i brindisi ufficiali, cioè quelli che si tengono al chiuso degli uffici per una scusa qualsiasi, un compleanno, l'onomastico, il diploma del figlioccio e via trincando. Ogni occasione è buona per una buona dose, lo diceva nonna Licrezia Borgia già quattro o cinque secoli or sono, e lo ha ricordato evangelicamente e programmaticamente la nipotina Renza ai suoi attoniti accoliti, a proposito di quel Mitridate re del Ponto, la cui condotta esemplare, invece e purtroppo, niente ha insegnato al Mortorio Pizzi che, come ogni buon politico degno del nome, quando sentiva parlar di cultura metteva mano alla pistola; finendo in tal modo per portare quella pistola, pardon quel bau bau, alla propria tempia; si capisce, solo in senso allegorico.



Giacomo Donati 22:28 |
racconti

sabato, 05 giugno 2004

Il blog, il contratto con i molisani e un libro

"donati smettila di fare l'ipocrita, tu sei peggio di berlusconi (anche del suo sciame), tu sei peggio di iorio (anche delle figlie)...".

Di norma non si risponde a un insulto per non nobilitarlo sul piano dialettico. Ma avendo sperato invano che il gentile interlocutore seguitasse con osservazioni e precisi addebiti, provo a rivolgergli un invito in tal senso.

 

Intanto, voglio rassicurarlo di non essermi mai ritenuto all'altezza di Iorio e Berlusconi (né delle figlie dell'uno né dello sciame dell'altro). Gestisco a malapena un blog (e con esiti incerti, come ognuno può vedere), come potrei paragonarmi con chi amministra la regione e con chi governa il paese? Questo, però, non significa che non posso augurarmi di avere amministratori e governanti migliori di loro.

 

Migliori, di chi a distanza di tre anni, non pago di aver sottoscritto il famigerato contratto con gli italiani, se ne esce con un nuovo contratto, e questo volta firmato ad hoc per i molisani. Per certificare in sostanza: - Facciamo finta che questi tre anni non ci siano stati e ricominciamo daccapo con le promesse. E per condire il tutto con una ritrattazione che è l'ammissione di un fallimento totale. Ora, ritrattare è segno di nobiltà d'animo. Beninteso, se si ha il coraggio di ammettere di aver sbagliato. Non è il caso di Berlusconi con il progetto di ricostruzione di San Giuliano di Puglia. Dopo aver sbandierato urbi et orbi, all'indomani del sisma, che avrebbe ricostruito un paese nuovo entro due anni, grazie allo stuolo degli architetti di Milano 2, il premier ha annunciato al microfono di Manuela Petescia che San Giuliano sarebbe stato ricostruito salvando l'identità storica e architettonica dell'abitato, rispettando la "rocca" etc. E questo l'altro giorno, senza nessun'ombra di rossore né di imbarazzo, per essersi così clamorosamente smentito e per ritrovarsi a parlare di ricostruzione da fare due anni dopo, quando, stando alle promesse, avrebbe dovuto illustrare la ricostruzione fatta.

 

Da Iorio, poi, che come Berlusconi si presenta a metà cammino del suo mandato sbandierando ancora promesse, invece che risultati raggiunti, mi sarei aspettato argomentazioni e fatti che lo qualificassero piuttosto come amministratore anziché come amico, cui è concesso il privilegio di tempestare di telefonate il premier un giorno sì e l'altro pure e abbracciarlo finalmente davanti alle telecamere.

 

Ma ho paura che tutto questo interessi poco al mio interlocutore e che lui abbia voluto fare sfoggio di buone maniere solo per contestami la libertà e il piacere di recensire benevolmente un libro che a lui, a quanto pare, non piace.



Giacomo Donati 20:32 |
varie

mercoledì, 02 giugno 2004

Elezioni Europee 2004
(Berlusconi per il Molise)/5

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Giacomo Donati 13:32 |
politici e amministratori