Penne e pennivendoli molisani

sabato, 24 luglio 2004

Sfogliando vecchie fotografie/4
Costume di Jelsi (Le traglie: dubbi sull'origine della sfilata)


Antonio Trombetta, Costume di Jelsi, Stampa originale all'albumina, 1870ca

26 luglio, festa di Sant’Anna. Una notevole ricorrenza del luglio molisano si celebra a Jelsi, con la “Sagra del grano” e la sfilata delle traglie. Passano gli anni, i decenni: la sagra si ripropone sempre con fascino immutato. Prestiamo ascolto a Vincenzo D’Amico, lo storiografo del paese, che sul principio degli anni Cinquanta ricamò questo bozzetto, con i fili di un compiaciuto folclorismo linguistico ancient régime:

 

“Il giorno di Sant’Anna si radunano entro l’abitato i carri agresti locali a slitta, detti “traglie” (tregge), ed a ruota, onusti di bionde spighe, d’edera e di variopinti nastri, adornati nonché di asteroidi di pendaglietti ed anche di figurazioni floreali e faunistiche di paglia, tratti da una due tre coppie di buoi dalle lunate eminenze di ghirlande redimite, con sopra leggiadre forosette nelle antiche vesti, caratteristiche per le strette piegoline della gonna e per gli sgonfi alle braccia”.

 

“Sotto la guida di villici, - prosegue D’Amico - essi pure paludati dei panni degli avi, procedono tra due file di grossi festoni in lunga teoria di oltre un chilometro fino ad un’aia, per tornare vuoti ai vari poderi, non appena i loro carichi, sistemati in alte biche, abbiano ricevuta l’aspersione delle acque lustrali”.

 

E ancora: “Precedono i veicoli a piedi canèfore [giovinette con al capo canestri pieni di doni] graziose ed aitanti dai seni opulenti mal contenuti dai serici variati corsaletti. E tutto fra canti, suoni e scoppi di ritmati petardi”.

 

“La manifestazione, - conclude il D’Amico - valorizzata da ripresa cinematografica, assume d’anno in anno importanza turistica sempre più grande”.

 

***

 

Rispetto ai tempi di D'Amico, la sagra del grano ha mutato pelle. Villici e forosette se ne vedono ancora, impersonati da figuranti chiamati a ricreare per poche ore il mondo delle pacchiane di una volta. Le poche traglie rimaste sono oscurate dalla grandiosità e dalla magnificenza dei carri, che spesso indugiano a ricreare con spighe e chicchi di grano eventi e personaggi alla moda, secondo la lezione in cartapesta che arriva da Viareggio. Ma non è questo il punto.


Comunemente si ripete che la “Sagra del grano” trae origine dalla circostanza fortunata che volle Jelsi illesa dall’immane flagello del terremoto del 26 luglio 1805, detto appunto di Sant’Anna. Jelsi sarebbe uscita pressoché indenne dal sisma, che ebbe per epicentro la montagna di Frosolone e causò lutti e distruzione in Molise. La cittadinanza si sarebbe così votata a solennizzare con una processione il ringraziamento alla Santa per lo scampato pericolo.

 

La verità è diversa. La si legge in un registro parrocchiale. Anche a Jelsi il terremoto mandò a terra buona parte degli edifici, case, chiese, campanile e il convento di Santa Maria delle Grazie, per cui tutta la popolazione fu costretta a venir fuori dall’abitato e a dormire a ciel sereno per diversi giorni. Restarono morte sotto le macerie ventisette persone, parte delle quali, scavate, furono seppellite, e parte restarono sotto le stesse rovine, non essendosi potuto scavare per le continue minacce di nuovi crolli. Altre quattro vittime saranno ritrovate nelle ore successive.

 

Ora, i trentuno morti di Jelsi non pesano di sicuro quanto, per esempio, i circa trecento morti della vicina Toro. E comunque trentuno morti e buona parte del paese rasa al suolo lasciano ben poco spazio per ringraziamenti solenni alla Santa. Occorrerebbe piuttosto parlare di solennità votiva per scongiurare il ripetersi di simili tragedie.

 

Dello stesso parere è il già citato Vincenzo D’Amico, che precisa meglio: “Dopo il tremuoto del 26 luglio 1805 ed in ispecie dopo un pauroso e persistente uragano del 24 e 25 luglio 1814, ad opera dell’arciprete Granata [Pasquale] s’impose per solennità la festa di Sant’Anna, favorita dalla buona stagione e dalle offerte di grano in carichi di spighe".

 

Anche se non per la 199sima volta, come si ripete in attesa del preteso bicentenario dell'anno prossimo, quest’anno a Jelsi il miracolo del grano intrecciato in mille e mille fogge fantastiche abbaglierà ancora gli occhi di paesani e turisti. La splendida filigrana farà pensare a chissà quali orafi misteriosi, venuti da notti lontane a cesellare l’addobbo di traglie e trattori, mentre sulla bocca delle popolane e dei popolani, gl’incogniti artisti dal volto bruciato e dalle mani callose, riecheggerà il canto per propiziarsi la santa: “O gente, buona gente,/ voi che guai avete,/ a Sant’Anna ricorrete,/ la grazia a voi vi fa”.








Giacomo Donati 14:45 |
varie

venerdì, 23 luglio 2004

Iorio, governatore e capocomico

erba volant - «Il governatore presenta la tragedia di Euripide che sarà rappresentata questa sera e domani ad Altilia. “L’Elettra” in Giunta. Lo spettacolo portato in scena dalla compagnia “Molise Teatro”».


S.V., “L’Elettra” in Giunta, “Il quotidiano del Molise”, 21 luglio 2004


Giacomo Donati 16:53 |
politici e amministratori

Se non coraggiosi, almeno onesti

Vincenzo Cannizzaro, Il martirio di San Lorenzo, Museo Nazionale della Magna Grecia a Reggio CalabriaCon ammirevole tenacia, Giovanni Petta ha appiccato e sta cercando di tenere accesa la fiamma del dibattito politico con la speranza di coinvolgere i rappresentanti dell’opposizione di sinistra molisana.

 

Probabilmente il solleone non favorisce il deflagrare della discussione, che si presenta comunque stimolante, grazie anche al contributo di Franco Valente.

 

Che fare? Ha ragione Petta. I consiglieri di minoranza vanno inchiodati alla loro responsabilità, che non si esaurisce nella chiacchiera fumosa o ad effetto a pro del salottiero intrattenimento televisivo. Specie quando chi governa non è all’altezza delle aspettative, l’opposizione in blocco e i singoli rappresentanti, presi uno per uno, sono chiamati al redde rationem.

 

Avendo preparato una colossale graticola su cui arrostirli, Giovanni Petta non deve però meravigliarsi se i baldi rappresentanti dell’opposizione girano al largo. Evidentemente non avvertono la vocazione a emulare San Lorenzo e non a tutti è dato di essere cavalieri senza macchia e senza paura, chiamati a sfidare avversari e pericoli immani o ritenuti tali (il caso Giostra docet).

 

Sarebbe già tanto se avvertissero il dovere di accettare il confronto con la base elettorale per mettere al corrente del numero e dell’oggetto delle interpellanze e delle proposte di legge presentate e in cantiere, e delle iniziative prese e da prendere caso per caso a sprone o a freno dell’attività della maggioranza. In altre parole, per informare gli elettori di come stanno guadagnando o rubando la cospicua mercede.



Giacomo Donati 13:55 |
politici e amministratori

giovedì, 22 luglio 2004

TLT Molise: bella tu sei qual sole

erba volant - “TLT è una emittente locale molisana che illumina la regione Molise, l'Abruzzo inferiore (San Salvo, Vasto, Castel di Sangro e tutta la fascia trignina), il nord della Puglia (San Severo e il Gargano) e alcuni centri confinanti della Campania e del Lazio”.

TLT Molise, Homepage del Sitoweb


Giacomo Donati 12:17 |
giornali tv e web

lunedì, 19 luglio 2004

Monumenti molisani: il castello di Cerro a Volturno

Franco Valente torna a puntare il dito contro la dottoressa Nicoletta Pietravalle, Soprintendente ai Monumenti del Molise, Ispettore Onorario del Ministero per il Molise, Presidente dell’Associazione Dimore Storiche Storiche del Molise nonché Responsabile regionale della vigilanza sul patrimonio monumentale vincolato. E punta il dito contro il sig. Antonio Mazzocco, che più modestamente è Sindaco del Comune di Cerro a Volturno, Responsabile della vigilanza sulle attività edilizie nel centro storico, nonché Responsabile della vigilanza sui lavori della Società del Gas a Cerro a Volturno.

L'architetto venafrano chiama a rispondere la Pietravalle e Mazzocco di quello che “sotto la loro attenta vigilanza è stato consentito di fare al castello di Cerro”.

“Per la gioia della Soprindentente ai Monumenti del Molise e per il piacere del Sindaco di Cerro a Volturno - informa Valente - da qualche settimana un ignobile e mostruoso tubo si snoda dai piedi della rupe per attorcigliarsi come un orrido serpente fino a raggiungere il portale dell’antico castello dei Pandone ed infilarsi, bucando l’antico portale, in uno dei monumenti più insigni della regione”.

“Questo - secondo Valente - è uno dei portali più importanti del Molise, appartenente ad un edificio monumentale per il quale la Soprintendenza nel passato ha speso, prelevando i soldi dai contribuenti italiani, centinaia di milioni. È stato miserevolmente ed irreversibilmente deturpato con la connivenza della Soprintendenza del Molise cui compete la vigilanza e la repressione dei reati in materia di deturpazione di opere di interesse storico-monumentale ma che, come al solito, non vede, non sente, non parla”.

Aggiunge Valente: “Fuori del castello sono depositate tonnellate di pietre che, provenendo dall’interno del monumento, presumibilmente appartenevano a murature antiche. Si tratta di opere edili di cui nessun cartello specifica la natura, come vorrebbe una legge dello Stato che evidentemente a Cerro non è conosciuta”.

Il commento è dettato da un pizzico di amara ironia: “Su tutta l’attività edilizia vigila indefessamente il Sindaco di Cerro a Volturno cui ovviamente interessano poco le trasformazioni che l’Ufficio Tecnico del suo Comune avrà certamente autorizzato”.

L'appello finale di Franco Valente è altrettanto amaro e ironico: “Cari amici, quest’estate visitate il Molise prima che la soprintendenza completi la sua opera di tutela !!!”.




Giacomo Donati 15:52 |
contributi di terzi

venerdì, 16 luglio 2004

Scrive Iorio
Sempre a beneficio di studenti (e aspiranti linguisti) molisani

erba volant - “L’esigenza di rispettare il programma e gli impegni assunti con gli elettori – scrive il Presidente Iorio - mi impone di rappresentarvi la grande importanza del provvedimento dal quale, ne sono certo, dipende la nostra capacità di incidere sul programma di cambiamento che ci siamo prefissi”.

Riordino del servizio sanitario regionale”, proposta di legge inviata ai segretari dei partiti della Cdl e ai consiglieri di maggioranza il 15 luglio 2004, a cura dell'ufficio stampa della giunta regionale.


Giacomo Donati 15:36 |
politici e amministratori

martedì, 13 luglio 2004

Dice Martelli
A beneficio di studenti (e aspiranti linguisti) molisani

L'attacco di norma spetta allo studente: "Dunque, l'autore (lo scrittore, il poeta) dice che...". Ma sul suo dire si abbatte subito l'alto là del professore (professoressa), il cui tono può di volta in volta spostarsi sulla gamma che dallo scocciato senza speranza va all'incazzato senza aggettivi: "Non si dice. Non si dice. Quante volte ve lo devo dire che 'il poeta dice che' non si dice?"

"E lei perché lo dice?". La replica del pierino del momento, colpendo l'insegnante in flagranza di reato, dà la stura ai frizzi e ai lazzi, e alle risate della scolaresca.

 

Il problema, però resta in piedi: se "dice che" non si dice, come cavolo deve dire il malcapitato studente? Lumi possono venire da un accademico di casa nostra, un vero luminare che ha illustrato tanti e poi tanti convegni celebrati ai quattro cantoni del Molise. E a chi, se non a Sebastiano Martelli, dell'Università di Salerno, il nostro giovanotto in difficoltà può chiedere aiuto?

Per Martelli (si veda anche il suo recente saggio sull’emigrazione molisana secondo i letterati di casa nostra, compreso nel volume collettaneo L’emigrazione molisana: Il caso Roccamandolfi, Iannone, Isernia 2003), non ci sono dubbi. L'autore spesso "veicola", qualche volta "fluidifica", al limite "deposita" sulla pagina.

 

Certo è che non dice mai. Che cosa? Per favore, che non si friggano ancora le fritte e rifritte "esperienze", più o meno autobiografiche, né, peggio ancora, i "resoconti" veristi, realisti o neorealisti che dir si voglia. Se proprio si deve accennare a sfaccettature della realtà, per oggettiva o soggettiva che sia, si dica "lacerti" e si dirà bene. Lacerti di qua, lacerti di là, come un rossiniano figaro. Al bando anche termini fuori moda come "episodi", "brani": si sacrifichino senza rimpianti ai più fini "segmenti".

 

E si proceda dritti per questa strada, senza badare a piccole incongruenze, che tali sono solo in apparenza. Il critico può tranquillamente concedere all'autore il lusso di "fluidificare segmenti e lacerti" per "raggrumarli" poi sulla pagina. La geometria euclidea, la fisica, stiano al loro posto. E continuino a contribuire al linguaggio figurato della critica letteraria, ora che poeti e scrittori, ormai stufi di sentire e risentire influssi e suggestioni, hanno preso a spostarsi nel "cono d'ombra" e, addirittura, nel "cono di luce" di tizio o di caio, o di cenacoli e movimenti.

 

Lo studente che vuol fare bene, faccia tesoro: veicolando nell'interrogazione segmenti e lacerti del suo penare sui libri, si tiri fuori dal cono d'ombra del dire colloquiale per guadagnare il cono di luce del dire accademico. Con bella soddisfazione del professore (professoressa), che fluidificando il proprio compiacimento lo raggrumerà sul registro in un bel voto.



Giacomo Donati 13:25 |
letteratura