Penne e pennivendoli molisani

sabato, 28 agosto 2004

Un consulente regionale all'opera

Eresia dall'Iconologia di Cesare Ripa

Antropologia culturale? Si smetta di vagheggiare la solita immagine del buon selvaggio, con le piume sul capo, il viso e il corpo dipinto, lanciato nella danza tribale per esorcizzare gli spiriti maligni. Si pensi invece a uno dei tanti consulenti esterni della regione Molise, magari con brillantino all'orecchio, abiti molto casual, e qualità professionali che, fondi europei a parte, devono essere davvero molto recondite. Si riascoltino in bocca al personaggio i soliti luoghi comuni che si ripetono sulle tradizioni popolari del Molise in questa o quella circostanza, e che lui ripete pari pari, dando l’impressione di non navigare in acque conosciute. Solo un uomo semplice, per usare un iperbole molto bonaria e lasciare da parte l’inesperienza del navigante, si può permettere di suggerire, come fa lui, di contattare una non meglio identificata signora di Campobasso, che avrebbe ricevuto dall’Unesco una sorta di privativa sulle “uniche tre maschere etniche riconosciute”. Ossia, precisa l’uomo in lino chiaro, il diavolo di Tufara, i Mamutones della Sardegna e qualcosa di simile della Puglia.

 

C’è bisogno di rimarcare? Le “uniche tre maschere etniche”? La logica matematica e quella grammaticale fanno a cazzotti con le parole in libertà. Ma questo è il meno. Non occorre la laurea in antropologia, per accorgersi dell’assurdità del discorso. Centinaia di migliaia di borghi sparsi sull’orbe terraqueo, abitati da migliaia di popoli con usi e costumi diversi, e l’Unesco che fa? Riconosce solo queste “uniche tre maschere etniche”? E le dà in privativa a chi? A una istituzione governativa, a un ente culturale di prestigio o, che so, a una fondazione di fama internazionale o almeno nazionale? Macché, le dà in concessione, per usare questa espressione commerciale, a una perfetta sconosciuta. E campobassana per giunta.

 

Il discorso non si posta di un millimetro se dall’orizzonte mondiale – avesse capito male il nostro bravo e molto informale consulente – si restringe lo sguardo alle mascherate italiane. Ché restano comunque innumerevoli i borghi e le città d’Italia e le culture che nel corso nei secoli li hanno contrassegnati.

 

Davvero riesce difficile escogitare corbellerie simili. Ma riesce ancora più difficile individuare i livelli di semplicità (per continuare a usare l’iperbole bonaria) che bisogna toccare per crederci e, come se non bastasse, per invitare gli altri ad attivarsi di conseguenza per la redazione di un documento, chiamiamolo così, istituzionale.

 

E la replica del consulente esterno a queste osservazioni? Di una seraficità sublime: - Io ho dato un suggerimento, un’indicazione. A chi deve operare il compito della verifica.

 

Già, verificare che gli asini volano e con gli zoccoli ferrati pure! Oltre al suggerimento, l’uomo informale eroga la consolazione di scoprire che la semplicità (sempre mantenendo in piedi l’iperbole) non è solo santa come già certificò Giovanni Hus dall’alto del rogo, attizzatogli proprio dai contadini ignoranti di dispute teologiche, ma anche serafica. Non fosse che per questo, c’è da essere grati al consulente e a chi lo ha assoldato a spese e a beneficio dei molisani.


Giacomo Donati 17:10 |
politici e amministratori

domenica, 22 agosto 2004

Un pensatore a Pietrabbondante:
Gianfranco Vitagliano

I governi di Prodi e D’Alema sono stati per il Molise peggio delle due guerre mondiali: ad affermarlo, Gianfranco Vitagliano, assessore regionale alla programmazione, nel corso di una recente intervista al “Quotidiano del Molise”.

 

Siamo pronti a dargli ragione, a patto che l’illustre uomo politico di Pietrabbondante chiarisca la sentenza. E dimostri che i presunti danni causati da Prodi e D’Alema non solo vanno oltre i violenti contraccolpi economici, politici e sociali, ma anche al di là dell’ingente tributo di morti e dispersi, di feriti e mutilati, di vedove e orfani, inferti al Molise dalla due guerre mondiali.

 

Diversamente, Gianfranco Vitagliano si vergogni. Anche per aver soltanto concepito un raffronto infamante per la sua intelligenza di uomo. Si vergogni di una battuta polemica, dettata da orrido qualunquismo ed efferata vis partitica. E, almeno per il rispetto del ruolo e delle istituzioni (per non parlare dei morti), impari a usare la lingua italiana e a dare il giusto peso alle parole.




Giacomo Donati 15:06 |
politici e amministratori

lunedì, 16 agosto 2004

Le grandi inchieste di Enrica Cefaratti

Cosa tocca fare per vivere. Braccare il povero cristo di turno, quasi sempre un pensionato al fresco del balcone, o tra gli amici in piazza o al tavolo di un bar, sventolargli il microfono in faccia e sparargli la domanda fatidica.

- Dove passerà il ferragosto?

 

D’accordo c’è di peggio. Già lo scolaro di Barbiana a malpartito con carta e penna non aveva dubbi. Sempre meglio che pulire il culo alle vacche.

Un tempo le ricorrenze annuali erano annunciate da un colore, un profumo nell’aria, un fiore, un frutto, un rintocco di campana. Oggi è il servizio di Enrica Cefaratti a dover dare un senso al calendario del Tg3 Molise.

- Al mare o in montagna?

 

L’educazione e la pazienza dei vecchi molisani sono a prova di rompiscatole. Ma a tutto c’è un limite. E piace immaginare che, nell’angolo più nascosto di un Molise ancora intonso, il povero cristo finalmente si prepari a togliersi la soddisfazione di una risposta memorabile. A nome di tutti, s’intende.

- Lei pensa che la festa d’oggi?...

 

Non importa se non sarà mai irradiata dagli schermi televisivi. L’importante è che si muova sulla falsariga del celebre motto attribuito al Tasso, tediato dall’ospite inopportuno che si frapponeva agli ultimi raggi del sole.

- Lei pensa che?…

 

Sì, è bello pensare che il povero cristo stia pensando. E, parafrasando il poeta, prima o poi dia la stura alla risposta che sistema le cose. Per sempre.

Penso e ripenso e nel pensar impazzo:

levati di costì, testa di... scocciatore!



Giacomo Donati 21:20 |
giornali tv e web

mercoledì, 11 agosto 2004

Quando la tempestività è tutto

erba volant - «ISERNIA - Presentazione del cartellone estivo ieri mattina [10 agosto] presso Palazzo San Francesco ad opera dell'assessore alla cultura Giovancarmine Mancini, che ha inteso dare alla cittadinanza e ai turisti un programma estivo degno di nota. Ad Isernia è previsto [ben dopo ferragosto, s'intende] un concerto della storica band Le Orme (in piazza Andrea d’Isernia), un varietà, una serata di musica napoletana e la finale regionale del concorso di bellezza Miss estate Molise e Miss Isernia 2004».

Stilato il programma degli eventi estivi, “Il Tempo Molise”, 11 agosto 2004

Giacomo Donati 14:32 |
politici e amministratori

venerdì, 06 agosto 2004

Nicoletta Pietravalle e il tributo a Cesare

Anton Van Dyck, Il tributo della moneta. Genova, 1625 circa, olio su tela 142 cm x 119 cm Genova, Galleria di Palazzo BiancoUna solenne, pubblica tirata di orecchie. Se l’è concessa Nicoletta Pietravalle, soprintendente del Molise, ai danni di Antonio Ruggieri, colpevole di aver pubblicato delle foto senza citare la fonte. Ossia di non aver dato a Cesare quel che è di Cesare, per usare le parole del soprintendente, che ha preteso e ottenuto la dovuta rettifica (A proposito di 'civiltà culturale', “Il bene comune” n. 7-8, luglio-agosto 2004).

 

Con la tirata di orecchie, la dottoressa Pietravalle si è concesso anche la soddisfazione di dare addosso a quanti “su giornali e riviste (e persino libri) si appropriano senza autorizzazione e senza citare la fonte del materiale iconografico” da lei “personalmente raccolto e pubblicato via via negli anni di studio a favore del Molise storico”.

 

“Sarebbe ora – ha auspicato la Pietravalle – che giornalisti, scrittori, editori molisani imparassero a dare a Cesare quel che è di cesare [sic]; tra l’altro ciò non andrebbe a detrimento del proprio specifico lavoro, ma invece a vantaggio della propria civiltà culturale”.

 

Tutto buono e giusto. E Cesare va sempre rispettato. Ma a proverbio, proverbio e mezzo. Chi ha la casa con il tetto di cristallo, ammonisce un altro adagio, non vada in giro a tirare sassi sui tetti altrui. E meno che meno a scagliare la prima pietra.

 

Già, perché lei, la gentile dottoressa, che con tanta passione reclama e pontifica, non sempre ha dato prova di rispettare il proverbio evangelico e la pretesa civiltà culturale. Nel caso di brani dell’autobiografia manoscritta del molisano Martinagelo De Martino (1782-1850), avvocato e deputato a Napoli nel 1848, non ci ha pensato due volte prima di misconoscerne la paternità e assegnarla senza giustificazione plausibile a oscuri personaggi.

 

Sui dettagli della vicenda si è soffermato Giovanni Mascia, nel saggio Un manoscritto ottocentesco. Figure, lettere e memoriali del Molise di ieri e di oggi, “l’Arcolaio”, n. 4, luglio 1997. In questa sede ci basta averla evocata per introdurre una modesta conclusione. Che è questa. Reclamando il tributo a Cesare, dopo aver misconosciuto e assegnato arbitrariamente ad altri l’opera di un defunto, che non potrà mai reclamare rettifiche per salvaguardare la memoria e il lascito intellettuale, la dottoressa Nicoletta Pietravalle, soprintendente del Molise, si è andata a situare in un altro tipico luogo evangelico, nei panni di chi con la trave sull’occhio bada alle pagliuzze altrui.



Giacomo Donati 22:12 |
politici e amministratori

lunedì, 02 agosto 2004

A sparare nel mucchio

Marco Tullio Cicierone ha voluto annoverarmi tra i “distruttori”, tra coloro che - secondo lui - approfittano di “Altromolise” per screditare l’operato altrui.

Gli è piaciuto accostarmi agli amici Giovanni Petta, Italo Di Sabato, Franco Valente e Antonio Sorbo, che - sempre secondo lui – “sono, e probabilmente resteranno per sempre, all’opposizione”.

Onorato del ruolo e dell’accostamento, mi tocca far presente al cortese interlocutore che spesso sono stato accusato del contrario. Cioè di compiere azione fiancheggiatrice. E, guarda un po’, proprio a favore di Iorio e dei suoi amici.

È chiaro che porsi criticamente davanti alla realtà comporta di tali rischi. E anche del rischio di essere fatto bersaglio di pregiudiziali fuochi di sbarramento da parte di chi, come Cicierone, etichetta, ammassa e poi spara nel mucchio.

Certo che così facendo gli riuscirà facile colpire. E al diavolo i qui pro quo e l’arbitrarietà dell’etichettatura.

Se, dopo essersi divertito, Cicierone o chi per lui vorrà anche prendersi la briga di leggere e addebitami qualcosa di specifico, resterò a sua completa disposizione. I miei interventi “distruttori”, li troverà solo in parte su “Altromolise” e in toto in questo blog.

(Altromolise,
A sparare nel mucchio, 31 luglio 2004)















Giacomo Donati 17:11 |
giornali tv e web