Penne e pennivendoli molisani

mercoledì, 29 settembre 2004

Quando Cenerentola diventa principessa

Gustave Doré, Cenerentola, Incisione per i racconti di PerraultAldo Grasso insiste. Dopo una lunga inchiesta, comparsa nei mesi scorsi su “Sette”, il magazine del “Corriere”, il famoso critico televisivo ha mandato in edicola in questi giorni, in allegato al quotidiano, il libro che narra del suo Viaggio nell’Italia delle emittenti locali, intitolato Il bel paese della tv.

 

Il risvolto di copertina informa che “Aldo Grasso ha intrapreso questo viaggio nel cuore delle tv locali (un fenomeno sconosciuto ai più ma che registra come pochi le variazioni del gusto e del costume del nostro paese) per regalarci la prima, vibrante riflessione su un mondo che non è fatto solo di imbonitori”, di maghi e di maghetti, di cantanti tramontati e maliarde appassite. Il mondo dell’emittenza locale – si legge ancora nel risvolto – “nel giro di un decennio ha più che raddoppiato il suo fatturato pubblicitario, ha lanciato nell’etere curiose proposte e ha creato vere e proprie comunità virtuali”.

 

Perché ne parliamo? Per la modesta ragione che nel primo, fondamentale capitolo, dedicato all’informazione (gli altri sono dedicati allo sport, alle televendite, al varietà, con quiz e fiction, ai programmi di musica regionale, alla cartomanzia e ai telepredicatori), nel capitolo che segnala i Più bravi di Bruno Vespa, Grasso è tornato a tessere le lodi di Telemolise e del suo direttore, Manuela Petescia (pagg. 69-74). All’emittente molisana, che secondo lui ha “il punto forte” nella “vicinanza al territorio” e nel “tempestivo raccordo coi fatti che investono la comunità locale”, il critico ha riconosciuto la capacità “di mettere in campo risorse tecnologiche avanzate”. A Manuela Petescia ha addirittura riservato un posto di prestigio accanto a due mostri sacri dell’informazione nazionale: il compianto Daniele Vimercati e Gianfranco Funari.

I

n merito alle reiterate attenzioni del titolare della cattedra di Storia della radio e della televisione alla Cattolica di Milano per Telemolise, ci siamo già espressi (cfr. Telemolise, ribalta strapaesana o Tv di servizio?, 29 marzo 2004). E non ci torneremo sopra se non per una brevissima chiosa. Nelle stesse ore in cui il libro di Aldo Grasso presentava all’attenzione di migliaia e migliaia di lettori italiani una buona tv molisana e la brava giornalista che la dirige, le redazioni molisane, invece, guadagnavano gli onori della cronaca locale, grazie alla Fusco Perrella e alle geremiadi degli operatori. Questione di punti di vista, forse.


Giacomo Donati 17:55 |
giornali tv e web

venerdì, 24 settembre 2004

Quando anche i cuochi, le governanti, i palafrenieri protestano

Anticipando le polemiche della cronaca recente, Stefano Venditti e Caterina Sottile si sono concessi il piacere di dipingere un quadro a tinte fosche del mondo dell’informazione molisana. Hanno scoperchiato, per rilanciare la metafora di Caterina Sottile, il barattolo della marmellata avariata. Per giunta, con i complimenti dei lettori.

 

Se le cose stanno come hanno scritto, e non c’è motivo per dubitarlo in riferimento al prescelto campo di osservazione, a loro e a tutti quelli che come loro portano sulla pelle i segni delle sferzate più o meno figurate degli editori e dei politici di riferimento, non potevano non andare apprezzamento, simpatia e un piccolo, trascurabile moto di compassione (al mondo c’è ben di peggio, come riconosce con arguzia la sapida Caterina).

 

A parte tutto, da operatori della penna, i cari Venditti e Sottile sanno o dovrebbero sapere dell’improponibilità, per esempio, di un Dante Alighieri che si appella ai lettori per denunciare il rigore del suo destino di esiliato o un Jorge Luis Borges, che affiora tra gli scaffali della biblioteca nazionale Argentina per dolersi coram populi dell’incessante severità del mestiere di bibliotecario.

 

Si rassegnino, dunque, i cari amici. Se una pratica ancestrale suggerisce di bucare gli occhi agli usignoli per godere di più sublimi gorgheggi, il destino di poeti e letterati (e dei giornalisti) è segnato.

 

Se proprio non vogliono rassegnarsi, allora, à la guerre comme à la guerre, come dicono i francesi e i benparlanti di ogni dove. La necessità aguzza l’ingegno e i tormenti affinano lo spirito e l’estro dei tormentati. Lo scontro frontale in nome della verità li vede perdenti per manifesta inferiorità di mezzi. Ma perché la verità? E se si provasse a ripartire da Oscar Wilde, dal caustico dandy disgustato dalla corsa alla verità dei giornali inglesi? Ne La decadenza della menzogna, Oscar Wilde sentenziava paradossalmente: “Anche i giornali hanno degenerato. Ora possono essere degni di fiducia. Lo si avverte scorrendo le loro colonne. È sempre l’illeggibile che accade. Temo che non ci sia molto da dire a favore sia del legale che del giornalista”.

 

Il suo è un vero e proprio proclama di guerra, che si può condensare in un suggerimento pratico. L’editore ha sempre ragione sì, ma il giornalista può assecondarlo in maniera creativa. Non si limiti, quindi, a lodare il politico amico e a denigrare il nemico della testata. Miri, piuttosto al sublime con lodi e biasimi elevati alla ennesima potenza e tendere al risultato artistico del grottesco più geniale. A combatterla con le armi della denuncia lacrimosa, la guerra dei Venditti e Sottile sparsi per le redazioni molisane è perduta. Al più riusciranno ad allietare le orecchie di chi li tiene in gabbia. Chissà che non la si possa vincere, invece, con le armi del riso e del sarcasmo.


Giacomo Donati 11:50 |
giornali tv e web

mercoledì, 22 settembre 2004

Quando i paggi protestano

Eugenio Prati, Il paggio, Collezione privata

L’iniziativa della signora Angiolina Fusco Perrella, presidente del Consiglio regionale, di regolamentare l’accesso nell’aula consiliare, consentendolo solo a un numero chiuso di giornalisti, è stata accolta da un concerto di lai e querimonie. Dopo l'inevitabile parapiglia della seduta del 21 settembre 2004, gli editoriali, i corsivi e i commenti si sono moltiplicati sugli schermi e sulle pagine delle emittenti e dei giornali molisani per lamentare il leso diritto all’informazione. Ma, è questo il dubbio, quanti hanno trasformato gli organi di stampa che dirigono in casse di risonanza, in bacheche d’esposizione di ogni dichiarazione, velina, battuta, ammiccare di ciglia di Iorio e compagni, possono accordarsi poi la facoltà di lanciare lai e querimonie contro gli stessi? E se sì, risuonano efficaci e soprattutto credibili sulle loro labbra?


Giacomo Donati 09:43 |
giornali tv e web

venerdì, 17 settembre 2004

Fare il giornalista in Molise

erba volant - «[...] quando, forse, ti potevi sentire pronto per un lavoro con la L” maiuscola, incomincia a subentrare lo sconforto, ripensando a quanti anni hai dedicato, forse in vano, alla professione del giornalista e quanto poco hai raccolto. Un avvilimento che ti prende maggiormente in una regione come il Molise, dove il giornalismo è visto come una seconda attività, da svolgere magari nel tempo libero, dove la professionalità è un optional e dove i cosiddetti editori o proprietari di testate giornalistiche pensano solo ai propri interessi, sfruttando, nel modo più subdolo, i giovani che vorrebbero lavorare in questo mondo. Una Regione dove, se hai delle conoscenze politiche, riesci a trovare un posto come addetto stampa o consulente nelle istituzioni locali o in quelle strettamente legate a esse, senza partecipare a un bando pubblico o senza un coinvolgimento diretto della categoria. Una Regione dove seppur invii una domanda per partecipare a una selezione come addetto stampa dell'ufficio di presidenza del Consiglio Regionale, non viene [sic] neanche considerato insieme a tutti i colleghi che come te hanno inoltrato regolare domanda, e poi vieni a sapere che persone non iscritte nemmeno all'Albo con una scarsa esperienza e professionalità sono state assunte grazie alla volontà divina”. Una situazione inaccettabile che ti fa pensare che forse hai sbagliato tutto nella vita [...]».

Stefano Venditti, CAMPOBASSO - A riflettori spenti tra figliocci e concorsi beffa, Giornalisti”, giornale del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, Anno III - N. 4 - Settembre-Ottobre 2004, rilanciato on line da “Altromolise”, 17 settembre 2004.

Giacomo Donati 11:42 |
giornali tv e web

martedì, 14 settembre 2004

Ripartono le scuole. E la corsa a chi le spara più grosse

erba volant - “È suonata la prima campanella oggi per oltre 30 mila tra scolari delle elementari e studenti delle scuole medie inferiori e superiori del Molise”.

7 Giorni Molise”, Anche in Molise sono riprese le attività scolastiche, 13 settembre 2004

 

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“Gli studenti molisani sono rientrati in classe oggi, in tutto circa 36 mila”.

Telemolise, TG delle ore 14.00, 13 settembre 2004

 

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“Saranno oltre 41 mila gli studenti molisani che questa mattina faranno rientro tra i banchi di scuola. Di questi il gruppo più numeroso è rappresentato dagli studenti delle superiori, oltre 17.300, seguiti da quelli delle elementari, circa 14.300 per terminare con i circa 10 mila delle medie inferiori”.

Altromolise”, Riaprono le scuole, oggi 41 mila ragazzi molisani tornano in classe, 13 settembre 2004

 

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“Sono tornati sui banchi anche i ragazzi delle scuole molisane: manca soltanto il “Romita”. Cinquantamila studenti in classe”.

Nuovo Molise”, Cinquantamila studenti in classe, 14 settembre 2004



Giacomo Donati 15:01 |
giornali tv e web

sabato, 11 settembre 2004

10 settembre a Isernia, una gemma di monsignor vescovo

Antico anello pastorale- Datemi un microfono e riporterò a Dio il suo popolo.

È ciò che molti parroci pensano, salvo a meravigliarsi poi che i loro sermoni incessanti vanno a risuonare sugli scranni vuoti, disertati dai fedeli.

 

È ciò che con ogni probabilità continua a pensare anche il buon padre Gerardo, economo dei frati cappuccini della provincia di Foggia e del Molise, olim di stanza a Santa Maria del Monte a Campobasso. I panegirici, le esortazioni, le canzoni sacre, insomma gli eccessi tutti della sua microfonite hanno aleggiato per anni sui fedeli, prima di lasciare gli affreschi del Trivisonno e perdersi tra le chiome dei sacri pini di viale della Rimembranza. Proprio come qualche miliarduccio in lire di vecchio conio, affidatogli dalla pietà dei fedeli ed evaporato al riverbero di investimenti finanziari poco fortunati.

 

- Datemi un microfono e riporterò a Dio il suo popolo.

Al fascino dello strumento non sfugge nemmeno monsignor Andrea Gemma. Nel 61mo anniversario del bombardamento americano del 10 settembre 1943 che distrusse la città di Isernia e provocò centinaia e centinaia di morti, il vescovo non si è sottratto al piacere di una riflessione amplificata, con conclusione che nessuno si sarebbe aspettato di ascoltare dalle sue labbra.

 

“Un atto di terrorismo internazionale”: questo il succo del pensiero di monsignor Gemma. Come se a pronunciarlo fosse stato non già un Bertinotti, né un Agnoletti e neppure un Casarini in gran forma, ma – sia detto senza ingiuria – proprio un acceso pacifista no global, intriso di antiamericanismo allo stato puro. Un altro personaggio, dunque, che certo non l’avrebbe fatta franca, sotto il fuoco incrociato di quanti mai e poi mai avrebbero avallato l'interpretazione del bombardamento come un atto terroristico delle truppe americane ed alleate.

 

A monsignor Gemma, evidentemente, tutto è concesso. E, incuranti della gemma appena inanellata, molti perbenisti, sempre pronti a scagliare la prima pietra contro pacifisti, comunisti e sognatori, si sono ritrovati in fila per baciare l’anello pastorale del vescovo. Che in questa circostanza ha incarnato alla perfezione il vecchio adagio del Nomen est omen.


Giacomo Donati 23:11 |
politici e amministratori

Tommaso Di Domenico, da quinta colonna di Iorio a suo aspirante carnefice. In 24 ore

erba volant - “Non abbiamo partecipato ad operazioni massimalistiche di sfiducia finalizzate all’accensione dei riflettori” – dichiara il consigliere Tommaso Di Domenico… Il gruppo della Margherita invita il presidente della Regione, Michele Iorio, “a rimettere ordine all’interno del gruppo che gli dovrebbe garantire la maggioranza, ma che non c’è più, e tra i partiti della Casa delle Libertà, divisi su tutto, a partire dalla sanità passando per la centrale turbogas di Venafro”… Le problematiche di grande rilevanza, per Di Domenico, “ci dovranno vedere impegnati nella dialettica istituzionale per mettere mano alle grandi riforme: nuovo Statuto, nuova legge elettorale, sanità, formazione, lavoro, infrastrutture e sviluppo”.

Il Gruppo della Margherita alla Regione, Comunicato stampa, 8 settembre 2004

***


Il Gruppo della Margherita, presente il Coordinatore regionale On. Roberto RUTA,

[omissis]

- vista la mozione di sfiducia presentata e sulla quale il Consiglio regionale è chiamato,per obbligo statutario, a discutere e votare;

- considerato che la mozione stessa ha una valenza politica di grande rilievo;

DECIDE

- che la mozione di sfiducia, se pure intempestiva, sarà votata,ovviamente, dall'intero Gruppo della Margherita;

- di richiedere al Presidente della Regione di assumersi le conseguenti responsabilità, rispetto ad una perdurante situazione di crisi su temi decisivi come la Sanità che necessitano di buone riforme,da tre anni invano attese.

[omissis]

Il Presidente del Gruppo
Tommaso Di Domenico


Il Gruppo della Margherita alla Regione
, Comunicato Stampa, 10 settembre 2004







Giacomo Donati 11:12 |
politici e amministratori

mercoledì, 08 settembre 2004

Surrogati e aggettivi

Effigie di Giovanni Argiropulo, Miniatura presso Biblioteca Laurenziana, Firenze“Altromolise” ha recentemente pubblicato un articolo di Vincenzo Surrogato. Il titolo è piuttosto oscuro, Unione Sovietica, Urss e Ussria, ma l’autore si preoccupa di rimuovere subito l’ostacolo del termine inusuale.

Spiega Surrogato: “Sembra il vecchio acronimo dell’unione sovietica, era il modo che avevano i nostri vecchi contadini di rivolgersi ad una persona più anziana, o di rango più alto, secondo loro! In pratica volevano dire Vossignoria”.

E aggiunge: “Ricordo mio nonno, da piccolo lo sentivo dire USSRIA, ma è stato solo con il passare del tempo che da quest’aggettivo ho ricavato la sua essenza, fatta di rispetto, di ascoltare prima di parlare, di parlare a tono”.

 

Forte di tanto “aggettivo”, usato come magico ritornello di accesso ai paragrafi successivi, Surrogato espone le sue considerazioni che, anche per rispetto alla ricavata essenza” del “parlare a tono”, poteva e doveva risparmiarsi.

 

Ora, il legislatore non ha previsto il reato di firmare un articolo con uno pseudonimo. E ha fatto benissimo. Però, dovrebbe introdurre con urgenza e dotarlo di pena esemplare il reato che commette chi, come Surrogato, pretende di firmare un’analisi della variegata realtà d’oggi e non è in grado di sottoscrivere degnamente un caso elementare di analisi grammaticale.


Giacomo Donati 19:45 |
giornali tv e web