Penne e pennivendoli molisani

sabato, 29 gennaio 2005

Pensieri, parole, opere ed omissioni

Caro Donati,
lasciami dire un altro paio di cose prima che questa effimera ventata di interesse su cose storiche e letterarie del passato si esaurisca completamente.
La prima riguarda l’obiezione con la quale si tenta di ridimensionare le osservazioni che normalmente si muovono ai biografi, i bibliografi, i catalografi, gli emerografi, i cartografi, gli autori di dizionari e tutti gli scrittori di quella categoria, per le omissioni o le trascuratezze che si rinvengono nei loro lavori. Esempio classico: nel Dizionario dei Molisani mancano almeno 4 mila nomi? E che sarà mai? Nessuna opera può essere esaustiva, la prossima volta ce li metteremo.
La seconda riguarda la sostanza di quelle omissioni: se, cioè, si tratti di puri e semplici incidenti di percorso, comprensibili in opere che certe volte sono davvero impegnative, oppure se la questione non sia di carattere, diciamo così, più fondamentale.
Nel primo caso, a persone come il sottoscritto, o Mascia, o lo stesso Donati, che quelle omissioni fanno notare, si cerca di far fare la figura del piantagrane, del cercatore di peli nell’uovo, a fronte di una iniziativa “comunque utile”, meritoria e via dicendo.
Nel secondo caso, la questione è più seria, e si tratta di appurare se gli autori in questione abbiano i requisiti, le qualità, l’attrezzatura idonea per affrontare il compito assegnato. Faccio alcuni esempi.

Dizionario dei Molisani – Se le autrici, nel corso del loro lavoro, non si sono mai imbattute in personaggi come: Alberto Florio, Gaetano Acciaro, Ernesto Maiorino, Giovanni Scarpitti, Luigi Pignatelli, Michele Cervone, Giandomenico De Geronimo, Giovanni Jannone, Nicola Trevisonno, Alberto Sbrocca. Nicola D’Abramo, Luigi Manfredi, Giovanni Jonata, Nicola Maria Campolieti, Cesare Federico Bevilacqua, Ippolito Finizia, Michele Maiorino, Francesco Saverio Giancarlo, Guido Baranello, Savino Berardi, Alberto Laurelli, Carlo Tonti, Gaetano Amoroso, don Benedetto Florio, don Rodolfo Benevento, don Donato Venditti, don Giuseppe D’Adamo, don Balduino Migliarese, Domenico Caranci, Nereo Pettine, Ferdinando De Matteis, Achille Fazio, Giovanni Del Monaco, Antonio Di Siro, Vincenzo Bevilacqua, Benedetto Meoli, Claudiano Giaccio, Pasquale Durante, Orazio Vietri, Leonardo Antonio Bevilacqua, Michele Campolieti, Lorenzo De Luca – la ragione è semplicissima: ciò significa che le due autrici non hanno studiato la storia del Molise.

Catalogo dei periodici molisani – Se l’autore, o il curatore, nel corso del suo lavoro, non ha mai sentito di parlare di giornali come: «Il Sannita» (1895-1898), «Sulla via...», «Eleuteros», «La Rupe», «L’Alba», «Pensiero Novo», «Il Piccone», l’«Isernia», «La Spinta», «Spartaco» (1892), «Il Risveglio», «La Sentinella», «Il Nuovo Risveglio», «Il Risveglio Sannitico», «Il Vittorino da Feltre», «L’Emulazione», «Il Piccolo Sannita», «Venafro», «L’Età Fanciulla», «Boiano» (1892), «Boiano» (1902), «Il Giovane Sannio», «Il Popolo Frentano», «Il Tribuno», «L’Indipendente», «L’Enciclopedico», «Il Risveglio Frentano», «Il Libero Pensiero», «Issimi», «Papparì», «Vita Nuova», «Il Giornale Italiano» (1923), «La Favilla», «L’Avanguardia Meridionale e Insulare», «L’Avanguardia Sociale dell’Italia Dimenticata», «Il Lavoratore», «Il Corriere Frentano», «Sprazzi di luce», «Rivista Romana», «La Voce del Molise», «Spartaco» (1920), «Idea Nova», «Italia Moderna» - significa che non ha studiato i periodici molisani.

Storia della letteratura molisana (ed. La Scuola, Brescia 1994) – Se gli autori, nel corso del loro lavoro, non hanno mai sfiorato scrittori come Alessandro Novelli, Vincenzo Labanca, Luigi Ruberto, G.M. Zampini, Angelo Zuccarelli, Domenico Zuccarelli ecc. ecc., significa che non hanno studiato la letteratura molisana.

Dico questo in senso meramente oggettivo. E che lo dica il sottoscritto, e con quale forma, con quale approccio, con quanta hybris ecc. ecc., in senso meramente oggettivo, non significa niente. Perché volendo, al limite, mi levo di mezzo io e lo faccio dire a mio nipote di 10 anni, con tutta la sua candida innocenza, ma la sostanza non si sposta di un millimetro.
Michele Tuono

Giacomo Donati 10:57 |
politici e amministratori, contributi di terzi

giovedì, 27 gennaio 2005

Una ventata d'aria fresca: parola di Antonio Fatica

La faglia di Oratino in una foto di qualche decennio faA proposito di risveglio culturale, ci è capitato tra le mani un volumetto di Nuccio Chiocchio, Le abbe coglie... le ashtéme no! (2002), dedicato a “la parlata oratinese dei nostri nonni”.

Si tratta di un lavoro alla sans façons, per il coraggio di chi si è improvvisato dialettologo, approntando uno scheletrico saggio che avrebbe occupato qualche pagina di rivista ed è diventato un opuscolo, una volta scritte le parole a una a una, a due a due per rigo, e un rigo sì e uno no. Insomma un elenco di alcuni vocaboli, qualche modo di dire, pochi proverbi, messi giù, senza nesso discorsivo e più o meno alla rinfusa, secondo un sistema di trascrizione balzano: tutto in maiuscolo (tra l’altro - avrà pensato l’autore - con le maiuscole si guadagna spazio e si riempie meglio la pagina), con l’eccezione di quelle vocali che secondo lui non si leggono. 

È difficile capire perché la Pro Loco di Oratino, a gloria del Presidente e del Consiglio di Amministrazione e di tutta la popolazione ignara, abbia ritenuto di stampare a sue spese un lavoro del genere. Né capiamo perché i responsabili dell’ente, se non in grado di vagliare la bontà della spesa (un milione, due milioni? quello che è), non abbiano avuto l’umiltà di farla vagliare. Temiamo perciò che presto anche il minacciato dizionario oratinese, cui starebbe lavorando il Chiocchio, possa diventare realtà, purtroppo sempre a spese e a gloria di Oratino e dei suoi abitanti.


Non capiamo, soprattutto, perché il giornalista Rai Antonio Fatica abbia avallato l’operazione, firmando la presentazione dell’opuscolo e incorrendo in un infortunio professionale, dai risvolti comici. La didascalia dialettale della vignetta di gusto non proprio aristocratico, che suggella l’opuscolo per portarlo a sessantaquattro pagine, invita il lettore a indovinare quale dei tre personaggi disegnati abbia fatto la “vescia”. Sì, la loffia, tanto per essere chiari e turarci il naso. Risponda, chi vuole. Per quanto ci riguarda, una loffia metaforica l’ha fatta un'altra terna di persone: l’autore del libro Nuccio Chiocchio, il Presidente della Pro Loco che l’ha pubblicato e, dulcis in fundo, proprio Antonio Fatica che, davanti a un’opera tanto approssimativa e greve, non ha trovato di meglio che parlare di “una ventata d’aria fresca”. Naturalmente.

Giacomo Donati 21:19 |
giornali tv e web

lunedì, 24 gennaio 2005

Potature culturali

Gino Covili, Il potatore cm 156x120 - olio su tela - 1971 - (collezione privata) È bastato che Iorio affidasse a Marotta l’incarico di deus ex machina dei destini culturali della Regione e che l’appendice della Biennale di Venezia approdasse a Campobasso (pur con i ritardi e gli stravolgimenti risaputi), perché alcune Tv locali, dando dimostrazione di corrività e ottimismo a tutta prova, azzardassero l’ipotesi di un risveglio culturale in atto.

Poi, una dopo l’altra, sono arrivate le giubilazioni di Giorgio Palmieri e Nicoletta Pietravalle e un’ombra gelata sembra aver compromesso la rifiorita aspettata.

- Macché ombra gelata! - sbuffano gli ottimisti corrivi. Secondo questi candidi giardinieri dell’aiuola molisana, proprio con le due rimozioni arriva la controprova della rinascita in corso. Da che mondo è mondo, sostengono, il rigoglio primaverile è in relazione diretta con le più energiche e quanto mai opportune potature.

Giacomo Donati 18:17 |
politici e amministratori

Il signor B., un catalogo e suor Michelina

Devo dire che il messaggio del signor B. mi ha piacevolmente meravigliato. La meraviglia nasce dalla necessità (e dal piacere) di tornare sulla recensione al catalogo di Giorgio Palmieri, Samnium e il Molise. Indice dei contributi di argomento molisano, Campobasso 1998, che a me sembrava bella chiara.

Evidentemente mi sbagliavo, e se mi sbagliavo conviene che precisi meglio i termini del discorso.

C’è una rivista di storia, “Samnium”, che nel 1998 celebra i suoi settant’anni di vita. E c’è Giorgio Palmieri, il responsabile della biblioteca dell’Università del Molise, che nell’occasione si accolla l’onere dello spoglio delle settanta annate della rivista, un trimestrale, spesso uscito semestralmente, quando non addirittura una volta all’anno, insomma il comodo spoglio di qualche centinaia di articoli per enucleare il materiale di interesse molisano.

A me pare trattarsi di un tranquillo compito bibliografico, nient’affatto “perfettibile”, come scrive il signor B., da realizzare, invece, come arte comanda, specie se ad incaricarsene non è un bibliotecario di fresca assunzione, ma chi occupa un ruolo di prestigio del panorama culturale istituzionale. Ritengo, quindi, sia più che giusto soffermarsi sulle mancanze, sugli articoli saltati, perché tali mancanze presuppongono l’omessa considerazione di alcune specificità storiche che riguardano la badia di Santa Sofia e l’arcidiocesi di Benevento che per circa un millennio hanno retto le sorti civili e spirituali di gran parte del Molise.

Tanto più che, contrariamente a quanto ipotizzato dal signor B., non c’è stato bisogno di nessuno zelo investigativo né
incomodo eccessivo per accertare le lacune del Catalogo. È bastato andare d’acchito all’indice, alla voce Toro, il mio comune di origine, e cercarvi invano i riferimenti ai corposi studi di Zazo sui possedimenti di Santa Sofia di Benevento, studi che sono anche uno straordinario regesto di documenti storici, spesso inediti, riguardanti decine e decine di comuni molisani come Toro, appunto, o come San Giovanni in Galdo o come gli altri comuni limitrofi. Diceva Virgilio in questi casi: Ab uno disces omnes, Da uno li conosci tutti. Duemila anni dopo ha ancora ragione.

Il signor B. dice che pure con i limiti segnalati il catalogo è utile. Concedo che può esserlo per approcci superficiali. Diversamente, è dannoso perché ingenera la pericolosa convinzione che sia esaustivo. E Palmieri, che di recente è stato considerato e inserito tra i massimi studiosi della storia e della cultura di questa regione, non può permettersi il lusso di stampare uno “strumento di lavoro” più o meno attendibile, più o meno completo. Né si capisce come sia saltato alla mente del signor B. il tropo del classico bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Che razza di catalogo ha in mente chi si esprime in tal modo? Bisogna aspettarsi di trovarvi alcune informazioni sì, e altre no; mezze informazioni esatte e altre sbagliate, oppure cosa?

Il signor B. insiste: - Cosa vuoi che contino tre o quattro articoli omessi... Quantunque siano di Zazo ed equiparabili per mole e ricchezza informativa a veri e propri volumi (aggiungo io), e per decine di località valgano da soli quanto tutto il restante catalogo (preciso sempre io), in ultima analisi, dice lui, si tratta sempre di tre o quattro articoli omessi a fronte degli oltre quattrocento censiti. In una prossima ristampa li inseriamo e aggiustiamo tutto…

Mi perdoni il signor B. se lo interrompo. Le sue divertenti argomentazioni mi fanno tornare alla mente la vicenda spassosissima di una nostra conterranea, suor Michelina di non so quale ordine religioso che, di stanza nella capitale, si vide affidare un drappello di ragazzetti da portare a passeggio per Villa Borghese in una bella mattinata primaverile. Mi fa pensare all’ineffabile suor Michelina, che ricondusse all’asilo solo 19 dei bambini a lei affidati e non seppe fornire nessuna notizia sul ventesimo che mancava all’appello. Né riusciva a capacitarsi del trambusto disperato che si era alzato in convento finché non bussarono al portone due carabinieri che riconsegnarono alle suore il ragazzetto smarrito. – Tu guarda che si deve passare, ripeteva tra sé e sé la povera suorina. Tante storie per uno solo che avevo perduto. Per gli altri diciannove che ho riportato a casa, invece, nessuna che mi dice brava…
Giovanni Mascia

Giacomo Donati 11:50 |
politici e amministratori, contributi di terzi

sabato, 22 gennaio 2005

Su Palmieri e altri, dal lettore B.

Il lettore B. ha lasciato sul sito Cavalli sanniti questo messaggio:

                                ***

Quello che segue doveva essere inviato al blog “pennemolisane”. Ma visitatolo mi sono accorto che gli esterni non sono graditi, non sapendo come fare per iscrivermi al blog, lo invio a lei direttamente ma senza modificarlo.

Autoritario, non è un parolone. Lei come gestore di un blog ha ritenuto di cancellare alcuni post, nel pieno diritto di farlo, si intende, ma lasci che in proposito la pensi diversamente. Moderare un dibattito, e in questo momento signor Donati, lei funge da moderatore, non significa zittire i partecipanti.

Ribadisco pertanto, pacatamente, il messaggio che lanciavo con il precedente post, sorvolando, per ora, sulla solidarietà che manifestavo verso Picariello per le sue fantasiose ed effervescenti trovate linguistiche.

Sulla massoneria parlavo con cognizione di causa e senza fini reconditi. Prima Mascia e poi Tuono, anche se in maniera diversa, se ne sono occupati, fungendo da precursori nello studio di questo importante aspetto della vita politica e sociale molisana tra Ottocento e Novecento. Nessuno, credo, si sia finora preso l’incomodo e la briga di andare a pesare le parole usate nei loro scritti o a verificare, punto per punto, citazione per citazione, quanto da loro esposto. Senza dubbio, se alcuni lo avessero fatto, avrebbero riscontrato l’esatezza delle informazioni fornite oltre alla correttezza scientifica del metodo usato, senza badare minimamente alla “mancanza” di qualche nominativo o alla “mancanza” di qualche notizia aggiuntiva sui personaggi di volta in volta ricordati.

Sono ricerche in progress suscettibili di ampliamento, di modifiche, di aggiustamenti e anche di radicali cambiamenti, se si ha la fortuna (ma spesso la costanza) di scovare dati ed elementi nuovi. Tuttaltro trattamento è stato riservato per i due lavori di Palmieri, questi sì passati sotto la lente d’ingrandimento, e mi riferisco alla “bibliografia cuochiana” e al catalogo degli articoli molisani presenti in “Samnium”, quindi ad una bibliografia – sempre perfettibile e che non presuppone obbligatoriamente la conoscenza approfondita e il contenuto del materiale esaminato – e ad un lavoro di spoglio di centinaia di articoli di una rivista con cinquan’anni di vita.

Più che sulle presenze (433 indicazioni bibliografiche per Cuoco e 467 articoli censiti per “Samnium”), l’attenzione si è incentrata sulle “mancanze” (3 o 4 articoli saltati per “Samnium”, 10 titoli non rintracciati per la Bibliografia), mancanze usate per addossare all’autore mirabolanti responsabilità scientifiche.

L’aggiornamento della bibliografia cuochiana, semmai dovesse vedere la luce, terrà senz’altro conto delle indicazioni suggerite e così potrà arricchirsi ulteriormente, ma senza dubbio non si completerà, altri scritti, forse importanti, attendono di essere scoperti in polverosi libri o in riviste dimenticate o conosciute solo da specialisti. Il medesimo ragionamento vale anche per il Catalogo, sicuramente emendato dalle “mancanze” in una futura ristampa. Intanto però abbiamo a disposizione due utili strumenti di lavoro e chi avesse curiosità di sapere se una rivista importante come “Samnium” si sia negli anni occupata di Roccapipirozzi o di Celestino V, ha ora la possibilità di farlo comodamente e semplicemente in Molise. Non mi risulta, inoltre, che riguardo a Cuoco esistessero prima dei repertori bibliografici sulla sua opera.

Allora, per concludere, l’anatema lanciato contro questi due “strumenti di lavoro” vuole far si che non debbano più essere utilizzati? Poche “mancanze” li fanno diventare carta straccia con l’autore equiparato ad un impostore (sul piano strettamente culturale, si intende)? Certo, in alternativa, si può sempre consultarli (non si sa mai, qualche notizia interessante, alle volte) ma con dispezzo, magari arriciando il naso, come quei bambini che devono simulare disgusto nel mangiare la minestra forzatamente impostagli dalla mamma e tenacemente rifiutata, ma che poi, assagiatala, in fondo in fondo non dispiace.

È la vecchia storia del bicchiere, lo si può vedere mezzo vuoto o mezzo pieno, io personalmente lo vedo sempre mezzo pieno. E’ come già dicevo, le cose intorno a noi cambiano, dovrebbero farlo anche gli uomini.
Cordiali saluti,
B.


                                               ***

Caro B.,
intanto la rassicuro. I commenti esterni non solo sono graditi ma fanno parte integrante di questo blog, che da un anno a questa parte, cioè dalla nascita, ha pubblicato circa 140 articoli a fronte dei quali qualcosa come 600 commenti.

Se approfittando dei commenti si scade a livello di contumelie e offese personali a terzi, il mio dovere di moderatore è proprio quello di zittire i partecipanti. Non ho altra scelta. E non avendo altri strumenti tecnici a disposizione sono costretto a inibire l'accesso.

Ma il mio rammarico è proprio questo: perdere per le intemperanze verbali di alcuni, perché di questo si tratta, la possibilità di ospitare commenti seri, e costruttivi come quello che lei ha lasciato; perdere in definitiva la possibilità di crescere insieme, anche attraverso uno strumento eterogeneo come un blog, le cui possibilità sono ancora tutte da scoprire.

Nel merito del caso Palmieri, poi, personalmente una mezza idea me la sono fatta, ma essendomi perloppiù limitato a ospitare interventi altrui, lascio libero il campo a chi ha più titoli di me per replicare alle sue osservazioni specifiche.
Cordialmente.
G. D.

Giacomo Donati 21:23 |
dai lettori

giovedì, 20 gennaio 2005

Nota per i visitatori di questo blog 


Registro con rammarico che in calce ai post sono lasciati anche commenti che poco o niente hanno a che fare con l'argomento trattato. Spesso si approfitta dello spazio messo a disposizione solo per portare avanti antiche polemiche personali con toni che sfiorano quando non oltrepassano la diffamazione. 

Invito gli interessati a cercare altrove spazi più consoni.

I limiti di un blog non professionale e quindi non presidiato 24 ore su 24, mi suggeriscono per il momento di rinunciare al contributo dei commenti dei visitatori. Scelta dolorosa, ma obbligata. Chi vuole può comunque inviare osservazioni e suggerimenti, cliccando sull'icona "Contattami" della colonna di sinistra. Grazie. 

Giacomo Donati 22:22 |
varie

lunedì, 17 gennaio 2005

Un catalogo di Palmieri
(di Giovanni Mascia)

Sottoscrivo parola per parola quanto da Michele Tuono precisato nella lettera aperta indirizzata a Giancarlo Mammarella. In nome dell’antica amicizia che ci ha spinti a ideare, redigere e stampare a nostre spese “Sannitica”, mi permetto di sottolineare come la rivista non fosse un covo di delinquenti ma una palestra di studio e di ricerca, dove i testi erano letti e vagliati per quello che valevano.

Nel caso esemplare che allego, la recensione a un catalogo di Giorgio Palmieri (“Sannitica”, giugno 2001), ognuno può verificare l’attendibilità del giudizio che si va ripetendo in questi giorni su Palmieri “tra i massimi conoscitori delle produzioni storico-letterarie della nostra regione”.

Grazie per l'ospitalità
Giovanni Mascia

***

Giorgio Palmieri, Samnium e il Molise. Indice dei contributi di argomento molisano, Campobasso 1998.

Un convegno come quello su “Tipografia, piccola editoria e cultura in Molise dall’Unità alla seconda guerra mondiale”, tenutosi a Campobasso nello scorso dicembre [2000], è di norma salutato dalla stampa locale con l’epiteto di “interessante”. Magari lo sarà pure; ma altrettanto interessante sarebbe conoscere le motivazioni che hanno spinto a suo tempo l’Iresmo a finanziare e a stampare una ricerca sulle tipografie molisane dell’Ottocento, il ricercatore a riproporre qualche anno dopo i risultati di quella ricerca sulle pagine culturali di un quotidiano molisano, e l’Università a riproporre tutti questi materiali in un apposito convegno.

Per il momento sappiamo solo che il fil rouge che lega le tre iniziative è costituito dalla figura dell’Autore, Giorgio Palmieri, che ricopre l’incarico di direttore della Biblioteca Centrale dell’Università del Molise, cui affianca un incessante impegno di pubblicista e divulgatore culturale.

Palmieri si è fatto fior di reputazione in quanto compilatore di cataloghi di libri, repertori, saggi, articoli, spesso stampati in casa, ovvero presso il Centro Progettazione Grafico di Stampa della stessa università, in obbedienza, si direbbe, a un misterioso impulso di identificazione nel ruolo di tutti quei tipografi o piccoli editori, presi ad oggetto di attenzioni che sarebbe stato impossibile dimostrare più approssimative o lacunose.

Perché si capisce bene che opere del genere hanno un senso solo se scrupolosamente esatte ed esaustive, diversamente si trasformano in pericolosi trabocchetti, dai quali studiosi, ricercatori o semplici appassionati traggono la convinzione che niente di interessante rimane al di fuori delle indicazioni fornite.

Prendiamo ad esempio questo repertorio su Samnium e il Molise, volumetto che intendeva utilmente elencare i contributi di argomento molisano comparsi su "Samnium" nel corso della settantennale attività che ha reso la rivista beneventana riferimento obbligato per ogni studio storico di interesse molisano, sannitico e meridionale in genere.

Esatto ed esaustivo il catalogo in esame non lo è. Palmieri va fuori strada già in sede di presentazione, quando ritiene di giustificare la messe di contributi  molisani solo in nome della comune matrice sannitica, del prestigio della rivista, della povertà editoriale del Molise nel ventennio fascista e nei decenni immediatamente successivi, ignorando aspetti della storia molisana che non bisognava ignorare.

Primo, i cospicui possedimenti molisani che l'abbazia benedettina di Santa Sofia di Benevento ha vantato nel corso dei secoli, dall'alto Medio Evo fino alla legge di abolizione della feudalità. Poi, la millenaria appartenenza alla diocesi beneventana, protrattasi fino al 1983, di gran parte del territorio molisano dell'area sud-orientale, compreso tra la riva sinistra del Fortore e il medio corso del Biferno, con i comuni di Sant’Angelo Limosano, Limosano, Matrice, Campolieto, Monacilioni, San Giovanni in Galdo, Toro, Campodipietra, Jelsi, Gildone, Cercemaggiore, Riccia, Gambatesa, Tufara, Pietracatella, Macchia Valfortore e Sant’Elia a Pianisi. 

Si spiega, perciò, come possono essere rimasti fuori catalogo diversi articoli (una impietosa pietra di paragone è fornita dall’indice generale della rivista, curato dal direttore, Salvatore Basile, e dato alle stampe dopo qualche mese [Indici 1928-1998, “Samnium”, Gennaio – dicembre 1998] e, soprattutto uno studio di importanza fondamentale come quello di Alfredo Zazo su  Chiese, feudi e possessi della badia Benedettina di Santa Sofia in Benevento nel sec. XIV, [“Samnium”, n. 1-2, 1964, pp. 1-67]: sessantasette pagine fittissime, zeppe di note, che dopo aver tratteggiato le vicende dei feudi di San Giovanni in Galdo e Sepino - Altilia - Castelvecchio, si suddividono in capitoli intitolati agli altri feudi molisani di San Giuliano del Sannio, Cercepiccola, Riccia, Cantalupo (ubicato a mezza strada, tra Toro e Jelsi) e Santa Maria in Ranulis (in agro di Toro), Archipresbitero (in agro di S. Giovanni in Galdo), Toro, Villamaina (in agro di S. Giovanni in Galdo),  S. Angelo in Altissimis (tra Lucito e Castelbottaccio). E poi ancora Trivento, Monacilioni, Tavenna, Castelbottaccio, Campodipietra e Limosano, Campolieto e, infine, Petrella, Lupara e Guardiaregia.

Nessuna seria ricerca può prescindere dai preziosi interventi di Zazo.

La lacuna che abbiamo segnalato come esempio rende netta l'impressione che il catalogo – che pure riguarda “la pubblicistica molisana di ieri e di oggi”, in un contesto ampio, quale la collezione di “Samnium”, ma tutt’altro che “sterminato e senza limiti” – sia stato redatto solo sulla scorta dei titoli e dei nomi degli autori, con buona pace di tutti i pretesi “riferimenti ampi e di lodevole continuità” da magnificare in fase di progettazione o in convegni che sembrano appositamente organizzati.

Giacomo Donati 16:44 |
politici e amministratori, contributi di terzi

sabato, 15 gennaio 2005

Quando Giorgio Palmieri e altri tentarono di far chiudere "Sannitica"
(Lettera aperta di Michele Tuono) 

Sempre in merito al cosiddetto "Caso Palmieri", ho scritto una lettera al direttore del "Ponte", Giancarlo Mammarella, altro notevolissimo paladino di questo contrade. In attesa che la pubblichi, se vuole, sul suo sito - al momento inagibile - ne anticipo qui i contenuti.

Caro Direttore,
trovo il tuo nome fra i sottoscrittori della petizione a favore di Giorgio Palmieri, rimosso dall'incarico di Direttore della Biblioteca dell'Università del Molise. Vorrei chiederti se, sul piano puramente intellettuale, trovi compatibili le qualità che si riconoscono a Palmieri nel documento che hai firmato, con iniziative di questo genere.

***

I sottoscritti dott.ssa Renata De Benedittis, direttore dell’Archivio di Stato di Campobasso, prof.ssa Luciana Frangioni, docente universitario, prof. Sebastiano Martelli, docente universitario, dott. Giorgio Palmieri, prof.ssa Rita Frattolillo, prof. Mario Gramegna segnalano a codesta spettabile Procura quanto segue: è stata edita [...] la pubblicazione "SANNITICA" – Rivista molisana di Storia e Letteratura, numero zero, 1998.

La rivista, priva delle indicazioni previste dalla legge riguardo al numero di registrazione in Tribunale ed al nome del direttore responsabile, è stata illegalmente messa in vendita nelle librerie e nelle edicole di Campobasso e di Isernia a £. 5.000. Non risulta, inoltre, che della pubblicazione in questione siano state consegnate in Prefettura le copie d’obbligo previste dalle leggi vigenti.

Lo stile ed il contenuto della rivista, in particolare l’articolo "Su alcuni autori molisani contemporanei", attribuito a tali Luigi Fratangeli e Giovanni Cima, nomi presumibilmente falsi, lasciano pensare che la pubblicazione sia stata edita con l’esclusivo obiettivo di denigrare Istituzioni culturali – con giudizi che ne mettono in discussioni [sic] efficienza e prestigio – e studiosi molisani, con affermazioni altamente lesive della loro dignità personale.

Per le motivazioni sopra esposte si richiede l’immediato sequestro delle copie giacenti in tipografia e distribuite nelle librerie ed il blocco della pubblicazione di ulteriori numeri.
Campobasso, 4 gennaio 1999

***

"Sannitica" non era un covo di delinquenti. Era una rivista di storia e letteratura molisana. La collaborazione di uomini come Raffaele Colapietra, uno dei migliori storici di questo paese, Michele Castelli, fra i massimi intellettuali molisani, Michele Pirone, uno dei più grandi galantuomini che mi sia capitato di incontrare, giovani capaci come Antonella Iannucci, Adelmo Macchioni (Premio Forti 1996 per la migliore tesi di laurea in letteratura italiana), Pierpaolo Giannubilo, attualmente il migliore poeta e scrittore molisano, sta lì a dimostrarlo.

Quelle cose non si fanno.

Né, quando si presenta un esposto, si inseriscono dati non veri, come quello riguardante la consegna delle copie in Prefettura, che avvenne regolarmente, come la Prefettura stessa certificò con nota del 28/6/1999. Ma giudica tu come valutare, in generale, il comportamento di chi invoca misure di polizia contro la stampa.
Michele Tuono

Giacomo Donati 14:52 |
politici e amministratori, contributi di terzi

Altri estimatori di Giorgio Palmieri

Francesco Coleman, Scrivano Pubblico, Roma 1880 - AcquerelloUna dolente petizione pro Giorgio Palmieri è stata indirizzata al rettore Cannata da 241 estimatori dell’ex responsabile della biblioteca dell’Università del Molise.

I 241 estimatori stigmatizzano la rimozione di Palmieri, cui riconoscono doti umane e professionali che ben si sposano con “l’opportunità di valorizzare le risorse locali”.

Che molte delle 241 firme apposte in calce alla petizione siano degli impiegati e dei funzionari della Biblioteca “Albino”, dell’Archivio di Stato e della Soprintendenza Archivistica di Campobasso non deve sorprendere, vista la contiguità dei campi d’azione.

Sorprende, invece, e molto, che tra le 241 firme degli estimatori di Palmieri manchino proprio quelle di due responsabili di dette istituzioni, Vincenzo Lombardi e Daniela Di Tommaso, per non parlare di Renata De Benedittis, soprintendente ai Beni Culturali, per anni a capo dell’Archivio di Stato di Campobasso.

Non essendo permesso in alcun modo dubitare dei sentimenti di stima e amicizia nei confronti del collega, resta un fastidioso rovello. Che è questo: - Perché Lombardi e la Di Tommaso (per non parlare della De Benedittis) non hanno manifestato assieme ai collaboratori pubblica solidarietà al collega? Perché, se è lecito introdurre una metafora militare, hanno mandato in avanscoperta le truppe? Un altro piccolo mistero della burocrazia culturale molisana.

Giacomo Donati 12:10 |
politici e amministratori

venerdì, 14 gennaio 2005

 

I tanti estimatori della Pietravalle

erba volant - CAMPOBASSO. Dopo due anni e mezzo di serrata attività, per la dottoressa Nicoletta Pietravalle si è concluso il contratto di Soprintendente per i Beni Architettonici, Paesaggio, Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico del Molise.

Dottoressa Pietravalle sul piatto della bilancia c’è più soddisfazione o più rammarico?

“Il 31 dicembre 2004 era la scadenza naturale del contratto stipulato con il Ministero Beni e Attività Culturali secondo una legge che allora prevedeva questo tipo di assunzione nella misura del 5%, oggi elevata all’8%. Ero esterna, ma voglio precisare che se non ero di carriera propriamente ministeriale, ho però appartenuto ad amministrazioni comunque pubbliche, alla scuola statale come professore di ruolo e all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” come ricercatore di ruolo. E mi piace anche rilevare che dal 1998 ero Ispettore Onorario del Ministero per entrambe le provincie di Campobasso e di Isernia, con nomina dell’allora Ministro per i Beni e le Attività Culturali Walter Veltroni. Nonostante ciò, al momento non si è verificato il rinnovo del mio contratto, e questo fatto suscita in me una certa perplessità. Sembrerebbe infatti sorprendente che a fronte di un intenso lavoro, obiettivamente riconosciuto ovunque per qualificato, impegnato molto al di là della misura richiesta dallo Stato ai propri dirigenti, i tanti estimatori della mia opera, a Roma e nel Molise, non abbiano conseguito quello che in tutta franchezza sarebbe stato un obiettivo in concordanza con il bene reale dell’intero Molise.
Quindi, soddisfazione per la quantità e per la qualità del lavoro svolto e fatto svolgere, rammarico per l’importante mia operazione socio-culturale che viene a interrompersi; anzi, più che rammarico userei parole più rispondenti, delusione e dolore”.

I. B., “Soddisfazione mista a delusione”, “Il quotidiano del Molise”, 12 gennaio 2005

Giacomo Donati 09:01 |
politici e amministratori