Penne e pennivendoli molisani

lunedì, 30 maggio 2005

La Guida rossa del TCI? Ferma al Molise di 30 anni fa

Ho acquistato insieme a "La Repubblica" tutta la serie delle Guide rosse pur essendo già in possesso delle edizioni passate. Quella dell'Abruzzo e Molise, la ventiduesima della serie, è uscita in questi giorni.

Nel frontespizio interno si afferma che i contenuti sono aggiornati al febbraio 2005 e si ringraziano noti funzionari del Ministero per i Beni Culturali che vi hanno collaborato!

La bibliografia per il Molise è arretrata di trenta anni.

Nessun accenno a tutte le scoperte degli ultimi anni.

Un gran numero di citazioni delle vecchie edizioni oggi dovevano essere rettificate grazie agli studi condotti in questi ultimi anni. I funzionari-esperti della Soprintendenza del Molise evidentemente ancora non se ne accorgono.

Tuttavia, nonostante tutto, questa edizione si gloria dell’attribuzione di repertorio dei beni culturali esposti in Italia da parte del Ministero per i Beni Culturali - Istituto Centrale del Restauro.

Pensate che un articolo di Cimorelli del 1914 è l’unica citazione bibliografica per S. Vincenzo al Volturno (dove solo all’Istituto privato Suor Orsola Benincasa la Soprintendenza di Campobasso ha elargito un miliardo e novecento milioni per prestazioni intellettuali)!

Per Isernia sono citati solo Garrucci del 1848 e Turco del 1948. Null’altro.

Per Larino il libro più recente letto dai consulenti del TCI è De Gennaro del 1955!

Petrella Tifernina è rimasta a Di Paolo del 1950 mentre il libro più recente di Pietrabbondante sarebbe quello di Di Iorio del 1975.

Ripalimosani è rimasta al 1939, S.Maria di Canneto al 1941 mentre Sepino non va oltre il 1958 con Cianfarani. Per Venafro solo un articolo di La Regina del 1964!

Il resto, poi, in bibliografia non esiste proprio!

(Franco Valente)

Giacomo Donati 10:45 |
giornali tv e web, contributi di terzi

martedì, 24 maggio 2005

RETTIFICA

Il post di pari data (relativo a un intervento comparso su "AltroMolise"), è stato rimosso a seguito di precisa richiesta dell'interessato, sulla scorta di queste considerazioni:  

"Gentilissimo Donati,
in merito al suo commento sulla ricerca [...] pubblicata da Altromolise a nome mio (purtroppo), posso dirle che trattasi di una email privata, inviatami da amici di Roma e "rigirata" dal sottoscritto ad alcuni amici molisani, tra cui Antonio Sorbo. Non voleva essere una notizia in senso stretto, ma l'ennesima curiosità di quelle che tante persone su internet scambiano senza troppi problemi di forma. Scriverò a Sorbo, pretendendo di non pubblicare più mie email senza l'autorizzazione.
La forma conta, la sostanza pure, senza dubbio.
Cordiali saluti".
[Firma] 11:58 25 maggio 2005

Giacomo Donati 10:55 |
giornali tv e web

lunedì, 23 maggio 2005

San Giuliano: chiacchiere e realtà

erba volant - Silvio Berlusconi: "In 24 mesi, sarà ricostruita più grande e più bella che pria!".
Michele Iorio: "Quando prendo un impegno io...".

Report, 22 maggio 2005, in prima serata: "A due anni e mezzo dal terremoto, la ricostruzione di San Giuliano non è ancora partita".

(Clicca qui, per leggere l'inchiesta di Report).

Giacomo Donati 08:34 |
politici e amministratori

mercoledì, 18 maggio 2005

L'uguaglianza di Manuela

Manuela Petescia

Non capita tutti i giorni che un esponente di spicco dell’informazione molisana pubblichi un libro. Una raccolta di racconti, per giunta. È capitato a Manuela Petescia, l’agguerrita e brillante direttrice di Telemolise, che ha pubblicato Se l’uguaglianza fosse un’emozione, per i tipi della Vitmar di Mario Discenza.

Si tratta di racconti che sviluppano una tesi precisa: benché annunciata e vagheggiata da fondatori di religioni, filosofi, uomini politici, poeti e sognatori, l’eguaglianza è e resta un miraggio. Sono innumerevoli gli intralci frapposti dalla natura e dalle convenzioni sociali all’avvento di un mondo regolato dal principio dell’uguaglianza. C’è, tuttavia, un percorso interiore che uguaglia le esperienze esistenziali di ricchi e poveri, nobili e plebei, sani e malati. È il percorso che porta tutti e ognuno di noi a confrontarsi con il dolore e la limitatezza fisica, l’amore e la condivisione, l’ingiustizia sociale e l’anelito alla libertà.

Molto reattiva la penna di Manuela Petescia che, con sapienza analitica e tenerezza, delinea i piccoli e grandi drammi dei ragazzi, gli adolescenti, le donne e gli uomini d’oggi. Come nel racconto che dà il titolo alla raccolta: la povera storia di un criceto e una bambina, apprezzata e rilanciata da siti pacifisti e di sinistra, di animalisti e ambientalisti. 


Ma brillante, la sua penna, anche quando concede spazio a una insospettata e scoppiettante vena umoristica (per esempio in Mi chiamo Patrizia o ne La festa del sindaco, etc.). Né dispiace quando mescola insieme riso e pianto per sbalzare figure memorabili, come il vecchio e svanito pecoraio che muore tra le braccia della pietosa, giovanissima infermiera, spacciatasi per la moglie rediviva.


I racconti hanno il pregio del rapido sviluppo, della concisione tipica di chi, come l’autrice, è chiamata giorno dopo giorno a narrare la realtà che ci circonda. Non a caso, alcune delle storie presentate hanno visto la luce nelle colonne dei quotidiani, mentre sono riproposti in appendice gli articoli a suo tempo dedicati al dramma di San Giuliano di Puglia.


E se è vero, come sostiene Rossana Di Pilla nella Prefazione del libro, che gli alunni delle scuole secondarie superiori sono i destinatari privilegiati dell’opera, è vero altresì che Se l’uguaglianza fosse un’emozione di Manuela Petescia è indirizzato a una platea quanto più vasta ed eterogenea possibile, fatta di studenti e professori, lettori forti e deboli, addetti ai lavori e uomini e donne della vita di tutti i giorni.

Giacomo Donati 13:51 |
letteratura, giornali tv e web

lunedì, 16 maggio 2005

Topi che scappano

erba volant - "Ormai la grande fuga è iniziata. Esponenti del centrodestra, anche importanti, ad uno ad uno stanno lasciando la Casa delle Libertà. L'ultimo, a sorpresa, è Franco Mancini che oggi ha annunciato la sua adesione alla Margherita".

"Altromolise", 16 maggio 2005 

Giacomo Donati 17:06 |
politici e amministratori

giovedì, 12 maggio 2005

Sotto i cieli dell'eros

Conobbi Mireia Camps a Roma, al Centre á Italia de la Generalitat de Catalunya, durante una splendida serata musicale. Devo premettere che quando m'è possibile frequento le manifestazioni promosse dall'Associació «Catalans a Roma» perché Barcellona è la mia seconda città, perché mia moglie è di Barcellona, perché è lì che ho trascorso parte della mia gioventù, perché il catalano è la mia seconda lingua, perché è proprio nel quartiere di Gracia che abitavo - a plaça del Diamant, accanto al monumento della Colometa. E quella sera, mentre brindavamo all'anno nuovo, Mireia Camps vinse la sua riservatezza e mi chiese se ero io l'autore di Eresia pura e Roghi fatui. Parlammo a lungo, lei mi fu grata perché la conversazione la facemmo in catalano, il cava e il mio carattere affabile sortirono l'effetto di stanarla dal suo covo: non aveva potuto fare a meno di sentirmi mentre parlavo con toni entusiastici del capolavoro della Rodoreda La plaça del Diamant. Anche lei era nata a Barcellona, s'era laureata in Filologia Romanza e da poco era riuscita a coronare il sogno di far parte del mondo della cultura ufficiale delle accademie straniere nella capitale, pubblicando - inoltre - testi di letteratura latina e greca.

Intuii che stava facendo uno sforzo enorme per comunicare con me: tutto in lei rivelava una natura solitaria, di donna dedita solo agli studi, il suo modo quasi sciatto di vestire, i capelli corti e scarmigliati, gli occhiali giganteschi, quasi a voler nascondere il bellissimo volto. Una voce morbida, armoniosa. Due occhi neri che guizzavano timidi, irrequieti. Prese a parlare dei miei due romanzi storici, volle sapere del terzo che stavo scrivendo, sapeva tutto su Ipazia, e si stupì quando le dissi ch'era una delle pochissime persone che conosceva profondamente la grande scienziata alessandrina. Poi afferrò un'altra coppa di cava sul tavolo accanto a noi, e mi chiese se avevo un po' di tempo per leggere un manoscritto! Bevve, un timido sorso, i bellissimi occhi fissi nella coppa di cristallo, e mi confidò che aveva scritto un romanzo, in catalano, una terribile storia d'amore il cui protagonista non era alcun essere vivente, ma l'uragano! che quando t'investe, strappa le tue radici, le tue convinzioni, il tuo credo, la tua essenza, un uragano che si chiama eros.

E sollevando ogni tanto quegli occhi bellissimi e nascosti dietro una lente probabilmente senza diottrie, solo per accertarsi che continuassi ad ascoltarla, mi raccontò che attraverso le trame irrequiete dei regni oscuri del suo cuore - finora soffocati dal mondo delle regole - come l'onda di un'esistenza che non le apparteneva, languido vapore di nebbia che si effondeva dal suo sangue in piena, era scaturita Ainhoa, dea della sensualità, messia demonico che si era messa a sussurrare al suo orecchio che quella era l'ora dell'inatteso, trascinandola nei gorghi d'un romanzo le cui pagine probabilmente non avrebbero mai suscitato l'interesse di nessuno, sicuramente mal scritte, e lei non aveva la più pallida idea se c'era del buono in quelle 300 pagine! Era visibilmente emozionata, ero la prima persona a cui parlava di Ainhoa. Ainhoa era nata in un auditorium, durante l'ascolto della Quinta sinfonia di Prokofiev, lungo l'ombroso torbido snodarsi dell'Adagio: dodici minuti in cui Mireia era precipitata agli inferi tra le braccia delle sue splendide antieroine Ainhoa e Aurora.

E come se fosse stata improvvisamente avvolta da onde luminose che avevano deciso di premiare soltanto lei nella sala echeggiante di chiacchiere, mentre il suo volto piegato e teso s'apriva e lo sguardo esplodeva di alba luminosa, mi confessò che nel romanzo lei aveva riversato il suo amore più grande: la musica, il linguaggio degli dèi. E distogliendo lo sguardo dal mio, con un filo di voce tornò a chiedermi se potevo leggere le 300 pagine che lei aveva scritto.

Dentro di me imprecai, ma con lei mentii spudoratamente, il pensiero già rivolto alla povera vittima innocente: mia moglie.

Gli occhi di Mireia tremolarono di gratitudine mentre sussurrava: - Sono una randagia e ribelle, attingo le mie storie nell'assordante brulichio del mondo, plasmandole nell'oceano immortale della fantasia, guidata dalla mia musa dalle ali di fiamma: la musica.

Una decina di giorni dopo mia moglie mi restituì il manoscritto, perplessa come mai lo era stata: mi disse che il libro aveva assolutamente bisogno d'una revisione, di tagli, di correzioni, ma che poteva provocare. non so, come delle ferite (usò proprio il termine di Cioran: ferite): insomma, dal momento che mi ero preso quell'impegno, dovevo assolutamente leggerlo! Mia moglie è di poche parole, ma di un'onestà intellettuale incorruttibile: compresi che il libro racchiudeva qualcosa di speciale. Lo lessi di filato, in un solo giorno.

Mai un momento di pausa, di tregua, pagine che ti fanno precipitare all'inferno con il loro gemere e disperarsi, per poi risollevarti con dialoghi e scene che ti proiettano sul picco d'una montagna dove si respira aria purissima, il cielo è lì a portata di mano, ma poi un ciclone spazza via tutto, e si ricomincia, e in quella tempesta si sente un'aspirazione alla libertà, a inventare nuove speranze. I personaggi grondano ansia di vivere, ogni anfratto del romanzo è intriso di pathos, il tono lirico non scade mai, il sangue non è mai ombra di morte ma ricerca della purezza suprema, i pochissimi momenti di riflessione e di tregua non sono altro che espedienti da narratrice di razza per esaltare la crisi a seguito del nodo, e per proiettare poi il lettore verso il tutti orchestrale dello scioglimento.

Credo che non sia mai stato tributato un omaggio alla bellezza dell'eros come in questo libro. La scrittura di Mireia Camps richiama quella di Anaïs Nin, ma in più possiede la forza d'un uragano. Un'opera di magistrale fluidità, un fiume impetuoso inarrestabile, una conquista nel caos del migliore dei mondi impossibili.

Io non ho fatto altro che una scrupolosa revisione tagliando una trentina di pagine, ricucendo qualche riga dopo gli inevitabili strappi, condivisi con grande sacrificio da Mireia. E cercando di trasportare nel mio italiano, la bellezza del suo catalano, un raffinato contrappunto di preziosismi e di forme idiomatiche.

Questo romanzo è una geniale ri-creazione del mondo dell'eros, una sinfonia della lotta tra la mente fredda e il cuore caldo di Ainhoa e Julián: è la lotta tra il mondo delle regole in cui si snoda la quotidianità di Mireia Camps e il rogo del suo calamaio. Un rogo che sogna una specie leggera, che non abbia più paura di esultare al sole.

(
Mireia Camps, Ainhoa - i cieli dell'eros, Lampi di Stampa, 2005, prefazione di Adriano Petta, traduttore dal catalano e curatore dell'edizione italiana) 

Giacomo Donati 16:56 |
letteratura, contributi di terzi

lunedì, 09 maggio 2005

Ventresca per favore smettila

erba volant - A proposito dei media locali e il caso Izzo segnalo le quotidiane notizie false pubblicate dalla neonata 'Gazzetta del Molise'. Alcuni titoloni, solo per fare qualche esempio, sparati in apertura di pagina:
"Il padre di Palaia tenta il suicidio" (Falso)
"Maiorano indagato" (Falso)
Izzo pensa di suicidarsi (!)

Un discorso a parte poi per il direttore Ventresca che pensa di essere l'unico detentore della verità. Tutti i suoi titoli suonano uguali: scrive sempre 'Ecco perchè'. Per la serie 'ora ve lo spiego io'. E guarda caso è stato proprio lui, mentre le altre testate locali lavoravano per coprire questo tremendo fatto di cronaca, a mettere in ridicolo i giornalisti molisani con quelle pagine intere che grondano di provincialismo, con decine di articoli dedicati agli inviati della stampa nazionale, con le foto dei giornalisti di mediaset mentre lavorano. Che tristezza. È un po' come se Campobasso non avesse mai visto una telecamera e un microfono.

Ventresca per favore smettila. Faresti un favore a tutta la categoria. E mi riferisco ai giornalisti che fanno i giornalisti non a quelli come te e come tanti tuoi collaboratori 'storici' che fanno altri lavori e poi ogni tanto si vestono da giornalisti. Lasciate lavorare seriamente chi fa questo lavoro a tempo pieno e con professionalità e non dando i voti al caso Izzo e a tutto e tutti.

(Messaggio di un lettore anonimo lasciato l'8 maggio in calce al post Un ambo per l'assassino)

Giacomo Donati 13:28 |
giornali tv e web, dai lettori

giovedì, 05 maggio 2005

Il 5 maggio e il mito della tempestività

In calce al precedente post, un cortese interlocutore invitava a sorvolare sulle imprecisioni degli organi di stampa, per lodare piuttosto la tempestività di una tv locale (Telemolise), brava a dare la notizia dell'arresto di Izzo, mentre il Tgr Molise se ne restava sprofondato nella beata indifferenza.

Lode a Telemolise, dunque, e biasimo alla Rai. Ma per quanto ci riguarda, biasimo anche a tutti gli autori di servizi imprecisi e raffazzonati. 

Un nome per tutti: Giuliano Ferrara. Ha disquisito delle orride vicende di Angelo Izzo con la stessa approssimazione di un qualunque barbiere dello stivale italico, ignorando che al Circeo vi fu una vittima non due, e che gli efferati delitti di qualche giorno fa sono avvenuti in provincia di Campobasso, non di Chieti.

La tempestività s'accorda benissimo con l'accuratezza delle informazioni. Diversamente, giornali e giornalisti restano inattendibili, per non dire ridicoli.

Una digressione imposta dal calendario. La nuova della morte di Napoleone impiegò due mesi e mezzo per giungere a Milano, il 16 luglio 1821, e percuotervi le orecchie e il cuore di don Lisander. Sprofondato nella febbrile stesura, il poeta impiegò i successivi tre giorni per completare il suo 5 maggio. In nome della tempestività ante omnia et super omnia, vogliamo accantonarlo come frutto poetico tardivo? 

Giacomo Donati 18:50 |
giornali tv e web

lunedì, 02 maggio 2005

Un ambo per l'assassino

erba volant - Non stupisce il risalto riservato dai media nazionali alla notizia del macabro rinvenimento dei cadaveri delle due donne, madre e figlia, interrate nel giardino di quella che subito e senza meno è stata battezzata la villa dell'orrore a Mirabello.

Sconcertano, piuttosto, le pennellate frettolose che anche i principali giornali e telegiornali italiani hanno lasciato cadere sulla tela pur d'abbozzare alla meglio il quadro raccapricciante.

Sorvolando sulla localizzazione della villa in agro di Ferrazzano, invece che a Mirabello, va stigmatizzato l'infortunnio de "la Repubblica" che, ad Angelo Izzo e Guido Palladino, affianca un fantomatico Luca Pedicino, quando il terzo uomo si chiama Luca Palaia.

Soprattutto, sconcerta il balletto, la ridda degli anni assegnati alle vittime. Secondo l'Ansa la madre aveva 57 anni e e la figlia 14. Su questa scia si pongono il TG1, il TG2 e il Televideo Rai, nonché "La Stampa" di Torino, "Il Mattino" di Napoli e il nostro "Altromolise" on line. "Il Tempo" ritocca al ribasso l'età della figlia: 13 anni. Più prudentemente, l'Agi, "Il Corriere", "l'Unità" e il TG3 preferiscono ignorare l'età della madre per rimarcare gli appena 14 anni della ragazza. Per "Il Messaggero", invece, la donna aveva solo 48 anni. Dello stesso avviso il "Quotidiano del Molise", che ritocca al rialzo l'età della figlia: 15 anni. Per "la Repubblica", le vittime avevano 47 e 14 anni. Il turbillon tocca la massima effervescenza nei servizi di Telemolise (48 e 13 anni) e del Tgr Molise, che a firma Mancinone, propone 40 anni per la madre e 15 per la figlia.

Riepilogando: 57, 48, 47 e 40 e poi 15, 14 e 13. Dopo i giornalisti, possono sbizzarrirsi anche gli amanti della cabala e del lotto.

Giacomo Donati 22:45 |
giornali tv e web

domenica, 01 maggio 2005

Florilegio (aprile 2005)

Aprile (Breviario Grimani) 2 aprile - Ottici coerenti. Sto seguendo, come tutti i molisani, con trepidazione, commozione e dolore l’evolversi delle condizioni di salute del Santo Padre.
È il momento del raccoglimento, della preghiera e della riflessione per un grande Pontefice, per un uomo straordinario e per un illustre “cittadino del Mondo” che ha saputo cambiare con coraggio e decisione il corso della storia.
In quest’ottica, e in coerenza con il mio credo cristiano, certo di interpretare i sentimenti di tutto il Molise, sospenderò ogni manifestazione istituzionale e politica in segno di rispetto per le sofferenze del Pontefice.
Michele Iorio

7 aprile - Remember Calipari? È passato quasi un mese e le "due settimane" promesse per "fare luce" sono passate. Aspettiamo fiduciosi che trovino i veri responsabili, magari nascosti negli stessi magazzini dove sono le "armi di distruzione di massa".
Vittorio Zucconi

8 aprile - Elastici. Porfido: “Un attacco strumentale”. Il consigliere di Montenero rimbalza le accuse rivolte da D’Ascanio dopo le elezioni.
Il quotidiano del Molise

11 aprile - Algebrici. Festival dei portieri. Finisce 2 - 2 ma i due numeri uno fanno la differenza.
Nuovo Molise Oggi

11 aprile - Sancta simplicitas! È caduto il penultimo muro... L'onda lunga del terremoto politico che ha scosso la politica italiana è arrivata anche i Molise... Ho aperto il giornale di Historicus Ciarra e, sorpresa delle sorprese, ho pensato: si sono sbagliati e mi hanno dato l'Unità... È finita. È veramente finita (sospiro di sollievo). Il penultimo muro è crollato. Resta in piedi ancora quello di Telemolise, ma non è detta l'ultima. Certo, vedere attaccati così brutalmente gli intoccabili (il governatore Iorio e l'ex Coordinatore regionale di Forza Italia), quelli che dettavano, decidevano. Tutti a casa. Historicus Ciarra lo ha capito e si adegua. Tra qualche mese sarà difficile trovare qualcuno che in Molise sia stato di Forza Italia...
Marcello Ofeli

14 aprile - Scostanti. È stato un incontro a tutto campo, quello che ha visto ieri all’Ospedale Cardarelli coinvolti gli operatori sanitari e il presidente della Regione, Michele Iorio. Il tema piuttosto scontato: la riforma sanitaria, l’ultima redatta dal governo regionale...
Un tema scottante soprattutto per via del forte debito del settore...
Il quotidiano del Molise

20 aprile - Maniaci di grandeur. La Regione Molise, o meglio la maggioranza della CDL capeggiata da Michele Iorio, ha deciso di comprare "casa" a Bruxelles, una sede per la sua “delegazione” all’Unione Europea... Michele Iorio, che non bada a spese, ha scelto una palazzina ubicata a pochi passi dal Parlamento europeo e dal Consiglio Ue... La cifra pagata è di un milione e 600 mila euro per uno spazio di cinquecento metri quadri che serviranno - garantisce il Governatore - a ospitare non solo gli uffici della Regione ma anche enti e associazioni... La scelta del Molise arriva dopo la Liguria, il Friuli Venezia Giulia, il Veneto e la Lombardia, grandi regioni di milioni di abitanti ciascuna, ognuna potrebbe essere un piccolo stato indipendente. Nel centro Italia hanno comprato casa insieme Toscana, Lazio, Marche e Umbria, che sono grandi regioni eppure non hanno ambizioni velleitarie come quelle della Regione Molise. Che non ha soldi per gli ospedali e l’assistenza farmaceutica, ma li ha invece per farsi una “ambasciata” a Bruxelles...
Agostino Rocco

27 aprile - Patrocinanti. "Giovanni Paolo II, coscienza dell’intero mondo cristiano, è figura preziosa per l’umanità, esempio di santità ed incarnazione del messaggio evangelico".
Con queste parole è stato presentato nel pomeriggio, presso la curia arcivescovile di Campobasso, il volume dedicato al Santo Padre Giovanni Paolo II, a dieci anni dalla sua venuta in Molise. La pubblicazione, patrocinata dalla Regione Molise, contiene le testimonianze dei vescovi (mons. Ettore Di Filippo, mons. Andrea Gemma, mons. Antonio Santucci) che hanno ospitato il pontefice nel 1995 presso le diocesi di Campobasso, Isernia e Trivento.
Altromolise

28 aprile - Esperti. San Giuliano, incarico all’ingegnere del crollo. Progettò la scuola della strage, diventa coordinatore per la sicurezza. I parenti delle vittime: siamo indignati.
Il corriere della sera

29 aprile - Esperti del cuci e scuci. È stato revocato l'incarico di ''coordinatore per la sicurezza dei lavori'' del piano di insediamento produttivo di Larino all'ingegner Giuseppe La Serra... L'annuncio è stato dato oggi dal sindaco Anacoreta nel corso di una conferenza stampa presso Palazzo Ducale. L'Amministrazione ha deciso in tal senso per rispetto del dolore del Comitato e in memoria dei 27 bambini morti. ''Facciamo un mea culpa - ha detto il sindaco -. La delibera di assegnazione dell'incarico è stata precedente alla richiesta di rinvio a giudizio del professionista.
Altromolise

30 aprile - Remember Calipari (2)? Italia: "Un eroe". Usa: "Un [omissis]".

Giacomo Donati 20:28 |
varie