Penne e pennivendoli molisani

venerdì, 30 settembre 2005

Uno scoop del TgR Molise

Una spia sicura del provincialismo imperante tra i critici e i giornalisti molisani è l'uso scriteriato della esagerazione, altrimenti detta iperbole dai linguisti. E non solo per motivi di audience. Per presentare un'artista di casa nostra si scomoda senza meno Michelangelo. Per uno scrittore, invece, il rimando d'obbigo è Manzoni, per non insistere con la Bibbia, con la verità rivelata, come pure è successo. Così se capita di dare notizia del ritrovamento di un sito archeologico allora siamo di fronte a una nuova Pompei. 

E "Come Pompei" è il titolo che il TgR del Molise ha dato alla notizia della presenza di "studenti e ricercatori dell'università La Sapienza, per importanti scavi archeologici a Oratino", perché secondo il soprintendente Pagano di "un'altra Pompei" si tratta.

Bene, si è appreso, poi, per bocca dello stesso Soprintendente archeologico del Molise, Mario Pagano, che siamo davanti a "uno dei più grandi insediamenti, villaggi dell'età del bronzo, tra il 1600 e il 1200 a. C., dal quale si attendono risposte sull' "origine della transumanza". Inoltre, ha continuato Pagano, lo scavo è interessante anche per "un insediamento sannitico"  e "un insediamento medievale".

Ed è a proposito di quest'ultimo insediamento che il Pagano ha accennato a Pompei, tra una caterva di cautele: "Può essere considerato - dice il soprintendente - quasi una Pompei del 1456 perché dalle prime risultanze degli scavi risulta che fu distrutto in maniera quasi definitiva con il terremoto del 1456". 

Al di là dell'opinione espressa in maniera così gagliarda, resta lo sconcerto per il riferimento a Pompei a proposito della ipotetica scomparsa di un villaggio di poche anime o addirittura disabitato, se non fu censito tra i danneggiati o i distrutti dai cronisti di quel terremoto. 

Sconcerto che non viene fugato nemmeno dalla visione di un reperto ritrovato a Oratino, per quanto definito "importantissimo e bellissimo" dalla ricercatrice entusiasta. Una statua, un mosaico, il protiro di un tempio? Macché, non si va più in là del frammento: una punta di freccia in selce. 

Giacomo Donati 12:03 |
politici e amministratori, giornali tv e web

lunedì, 26 settembre 2005

Maestri, discepoli e cortigiani

Il discepolo ha superato il maestro. Craxi aveva provato a derubricare il furto: - Se rubano tutti, non è possibile arrestare tutti, a cominciare da noi. Ergo il furto non è reato.

Sappiamo com'è finita. Il cinghialone fu sommerso sotto un cumulo di monetine, scagliategli contro dai cosiddetti giustizialisti, in prima linea i simpatizzanti neofascisti di Gianfranco Fini.

Dovevano passare appena una dozzina d'anni e l'inimmaginabile è diventato realtà. Titola il Corriere: "Processo All Iberian, assolto Berlusconi". Era accusatro di falso in bilancio, ma i giudici hanno dovuto prendere atto che "Il fatto non costituisce più reato". Assolto non perché innocente, quindi. Ma perché il reato di falso in bilancio è stato cancellato da una legge ad hoc.

E che si tratta di una legge ad hoc è sotto gli occhi di tutti. Come dice Di Pietro: "Ancora una volta Berlusconi e i suoi hanno potuto beneficiare e trarre vantaggio da una legge che, ormai è palese, si sono fatti su misura per evitare di rispondere davanti alla Giustizia dei reati commessi". 

Berlusconi e i suoi. I più calorosi ringraziamenti però non vanno ai simpatici berluscones, quelli doc, con kit e camicia celeste del piccolo forzista, votati anima e corpo a curare le fortune del capo (quelli che in queste ore stanno sommergendo il loro idolo sotto tumuli di telegrammi di felicitazioni). E neppure agli spaccamontagne in camicia verde che con singolare strabismo si accaniscono solo contro una ladrona italiana, Roma. No, i ringraziamenti più sentiti vanno allo stuolo di giustizialisti della prima ora, cioè a Gianfranco Fini & C., e a quelli, come Follini e Casini, che dopo quattro anni passati a portare tutta l'acqua possibile al mulino del leader, cercano di rifarsi una verginità politica entrando al mattino in rotta di collisione con Berlusconi e a sera facendogli pervenire i sensi della loro più squisita devozione. Buona notte.  

Giacomo Donati 17:58 |
politici e amministratori

martedì, 20 settembre 2005

W la Fusco Perrella

Una dura lezione agli ingenui è stata impartita dal presidente del Consiglio regionale del Molise, Angela Fusco Perrella, con la nota di solidarietà fatta pervenire agli studenti, ai presidi e al corpo docente di Bojano, per lo stato precario in cui versa l'edilizia scolastica locale. Per soprammercato, la Fusco Perrella l'ha corredata con l'assicurazione che il suo "impegno, personale ed istituzionale, presso gli enti preposti alla salvaguardia del nostro patrimonio scolastico, e delle relative infrastrutture, si è già sviluppato nei mesi scorsi e maggiormente si rafforzerà nelle prossime settimane".

Così si fa. Altro che piagnisteo dei soliti moralisti. Chi ha cariche politiche o amministrative non deve mai sentirsi responsabile di inefficienze e guasti di nessun genere. Né in prima persona né a nome della categoria. I responsabili, i colpevoli sono sempre gli altri. Casomai il fato, la sfortuna. Il politico serio non riconosce défaillance. Di conseguenza non si giustifica davanti a chicchessia. Meno che meno chiede scusa. Per non parlare di dimissioni: quelle non esistono proprio, semmai appartengono al mondo dell'iperurania.

Brava la Fusco Perrella, una bella lettera di solidarietà era quello che ci voleva. Epistola non erubescit, la lettera non arrossisce, dicevano i latini. E una lettera di solidarietà, poi...  La coscienza è a posto, i contatti con la base elettorale mantenuti. Gli ingenui sistemati. Studenti,  presidi e corpo docente di Bojano tacitati. La cosiddetta opinione pubblica pure. E chi vuole Cristo che se lo preghi, in attesa delle lettere di solidarietà di Colalillo, Massa, Iorio...

Giacomo Donati 22:30 |
politici e amministratori

lunedì, 19 settembre 2005

Assessori alla cultura

Titina Maselli - Tempera su carta 50x70 cm.Una modesta osservazione a margine della rassegna "Fuoriluogo", organizzata dall'Associazione Limiti Inchiusi, patrocinata dalla Provincia di Campobasso e allestita presso il Palazzo Chiarulli - Ferrazzano e presso la Galleria Limiti inchiusi - Campobasso, dove resterà aperta dal  17 settembre al 16 ottobre 2005.

La rassegna, apprendiamo da internet, "festeggia la sua decima edizione con la mostra "Il corpo elettrico" curata da Lorenzo Canova (professore associato di Storia dell'Arte Contemporanea dell'Università del Molise) in collaborazione con Maria Cristina Bastante". Quella in corso è "un'esposizione che riunisce diciotto artisti di diverse generazioni e che presenta un doppio omaggio a due autori di origine molisana, Titina Maselli, recentemente scomparsa, e Gino Marotta: due protagonisti dell'arte italiana e internazionale che, dagli anni Cinquanta in poi, hanno anticipato molte delle più innovative ricerche attuali".

Bene, l'osservazione in forma di domanda è questa: - Di che razza di omaggio si tratta se l'assessore alla cultura della Provincia di Campobasso, il dr. Enzo Rosati, "comunista", in pratica lo sponsor esclusivo della rassegna, ha trovato il modo per non essere presente alla inaugurazione, sabato 17 settembre 2005 a Ferrazzano?

Giacomo Donati 11:33 |
politici e amministratori

mercoledì, 14 settembre 2005

Il grande assalto alla Regione Molise

erba volantContinua l’assalto alla diligenza scatenato dalle fila di rincalzo della maggioranza alla regione. Dopo le dimissioni da consigliere degli assessori De Matteis e Chieffo per fare spazio in consiglio a De Camillis e Orlando, arrivano le dimissioni da consigliere regionale dell’assessore alle Attivita’ produttive, Franco Giorgio Marinelli (Udc). Gli subentra Nicola Di Biase, segretario provinciale dell’Udc, primo dei non eletti nella circoscrizione di Isernia.

“La ormai triste e consolidata  pratica delle dimissioni da parte degli assessori dalla carica di consigliere regionale ha assunto toni offensivi e decisamente contrari alla etica che gran parte dei cittadini molisani non tollera più”.

A dichiararlo è il consigliere di Unità a sinistra, Domenico Di Lisa. Ma non è chiaro se i molisani non tollerino più la "pratica delle dimissioni" oppure, come purtroppo appare più probabile, anche sulla scorta della resa grammaticale della dichiarazione, se non tollerino più l'etica.

Giacomo Donati 09:04 |
politici e amministratori

lunedì, 12 settembre 2005

La venditrice di pane, l'opportunista e il malvagio

C’era tanti anni fa una venditrice di pane che si alzava tutte le mattine alle cinque per rifornirsi delle pagnotte migliori e venderle, e da questa attività traeva di che campare dignitosamente. Tutti in città si chiedevano come mai il pane o lo vendeva lei o non si comprava affatto. L’invidia mise in giro dicerie e sconcezze, ma lei si difendeva bene.

Un giorno l’opportunista suonò alla sua porta.
“Gentile signora,” le disse, “anch'io faccio un buon pane, ma resta invenduto”.
“Dio quanto è pesante,” pensò la donna, assaggiandone un pezzetto; ma l’altro insisté tanto e lei lo accontentò.
A chi le diceva che quel pane era pesante e indigesto, rispondeva che tuttavia era salutare, e che faceva bene.
“Sarà”, le rispondevano, e acquistavano anche il pane dell'opportunista.

Passarono molti giorni e suonò alla sua porta il malvagio.
“Buongiorno signora bottegaia”, le disse sorridendo, “sono un fornaio anch’io e lavoro sodo. Ho pensato di portare il mio pane a te che lo sai vendere. E vendere a caro prezzo!”
La donna se ne restò in silenzio. Il malvagio continuò:
“Lo sai che sono tutti incazzati con te, signora bella, che vendi il pane dell’opportunista? Lo sai che il pane dell’opportunista è pesante e indigesto... Si può sapere tu con l’opportunista che ci fai, per trattarlo così bene?”
La bottegaia si adirò per la battuta malevola e gratuita, ciò nonostante volle assaggiare anche il pane del malvagio.
“Dio quanto è velenoso!” non poté fare a meno di esclamare. “Ma che ci hai messo?”
“L’ho fatto col disprezzo di tutto e tutti,” rispose il malvagio, “anche quello tuo. E più è amaro questo pane, più tu lo devi vendere, cosicché la gente, nel mangiarlo, diventi ogni giorno più brutta e più cattiva”.
La bottegaia lo spinse fuori e gli chiuse la porta in faccia.

Passarono molti mesi e la venditrice di pane s’inventò una nuova attività.
“Vendo pane da tanti anni,” pensò, “e conosco i gusti della gente. So quello che comprano e quello che gradiscono. So quanto sale ci vuole e qual è il tempo di cottura. Insieme al pane degli altri e a quello dell’opportunista posso vendere pure il mio, in fondo che male c’è?”
Prese lievito e farina e s’inventò una pagnotta nuova, solo acqua, farina, lievito e sale. Fatto sta che quel pane semplice semplice piacque e cominciarono a comprarlo in massa.

Il primo a scendere in campo contro la bottegaia fu, com’era prevedibile, il malvagio.
“Non hai voluto vendere il mio pane e voglio distruggere il tuo,” urlò dietro la porta della bottegaia.
E lì si appostò, insieme ad una scimmietta che gli faceva il verso, e a tutti quelli che entravano diceva: “Amico, nel pane della bottegaia ci sono i vermi, e pure tanti”.
Ma i clienti sono come San Tommaso, chiedevano alla signora di tagliare la pagnotta in due, per vedere se davvero c’erano i vermi. E poiché non ce n’erano, compravano il pane e, uscendo dalla porta, sputavano in faccia al malvagio e alla sua scimmietta. 

“Chi mi dirà bene,” pensava allora la venditrice di pane, “è l’opportunista. Gli ho venduto tanto di quel pane, e con tanta fatica…”
Ma proprio l’opportunista, da bravo opportunista, nel timore esagerato che la fornaia gli rubasse l’attività, zitto zitto, quatto quatto, andava sussurrando alla gente in un orecchio:
“Che pane vuoi che faccia quella là? Un pane da quattro soldi!” 

Allora la fornaia s’arrabbiò e una mattina spalancò le porte della bottega e lanciò via tutto il pane dell’opportunista.
Questi arrivò trafelato e chiese come giuda:
“Cosa mai ti ho fatto, gentile signora?”
“Mio caro opportunista,” disse la donna guardandolo negli occhi, “t’ho venduto tanto di quel pane in questi anni che seppure avessi preparato con le mie mani uno schifo di pagnotta almeno il tuo silenzio credevo d’essermelo meritato... Ho fatto invece un pane genuino, che piace a tutti e tu che fai? Trovi il modo di dirne male?”

Quel giorno stesso la venditrice di pane appose un cartello sulla porta della bottega: “Vietato l’ingresso agli opportunisti e ai maligni”. 

(encantada)

Giacomo Donati 10:23 |
racconti, contributi di terzi

lunedì, 05 settembre 2005

Lo pseudo Chisciotte del Molise

Ricordate lo pseudo Chisciotte del Molise? Si presentava come intemerato cavaliere senza macchia e senza paura, sempre pronto a partire, lancia in resta a cavallo di un caval, per porgere il suo forte braccio in difesa delle vedove, degli orfani e degli oppressi. Ovvero a pro della cultura e delle istituzioni culturali. E invece passava i suo giorni a elemosinare un pranzo presso il conte Tizio, una cena presso il marchese Caio, un pic nic presso il barone Sempronio. Ovvero a brigare presso presidenti e assessori per compiacenti contribuzioni. Da destra o da sinistra non importa. Sì, perché per sbafare, lo pseudo Chisciotte sbafava per tutti e dieci i Pari di Francia messi insieme. Non solo. Sono rimasti proverbiali le sue piroette, i suoi salamelecchi con le signore castellane, specie con donna Morgana e il garbato corteggio di paggi e madamigelle, che ne divulgavano la fama di Sacripante accostumato ai quattro cantoni del contado.

Bene, successe che questo fior di cavaliere della tavola imbandita si permise una inopinata, repentina e, soprattutto, gratuita impertinenza, anzi una fiera scostumatezza ai danni di donna Morgana. Rinnegandone la squisita ospitalità, l’ingrato ghiottone brigò con uno scudiero o una sguattera, o con tutti e due, per revocare in dubbio la bellezza celestiale dell’anfitriona. “È una castellana impareggiabile” - così ebbe a sentenziare il sedentario paladino per bocca dello scudiero o della sguattera prezzolata nei bivi, nei trivi e nei quadrivi - “ma il suo viso, sia pure incantevole, non ha il candore eburneo della luna e i suoi occhi, certamente ammalianti, non dardeggiano come il sole d’agosto. Nessun cavaliere errante, meno che meno il prode cavaliere dalla Triste Figura, potrà eleggerla mai a dama e principessa del suo cuore. Nessun novello Amadigi di Gaula ammanterà di celeste le armi in suo onore”.

Sennonché la porcata del cavaliere tutto sorrisi e baciamani finti nel giro di qualche giorno venne a galla, con indicibili smarrimento e sdegno di donna Morgana. Chi fu a confessare non si sa, forse lo scudiero o forse la sguattera o forse tutti e due i telecomandati subalterni del reo. Fatto sta che l’ardimentoso cavaliere della tavola imbandita si ritrovò con l’impronta di una pedata nel deretano per aver preferito alla lancia e alla spada, il più plebeo sputo. E non per difendere con un’arma impropria orfani e vedove, ma per sputare nel piatto in cui si era comodamente strafogato fino a quel giorno.

Giacomo Donati 12:21 |
racconti, giornali tv e web

sabato, 03 settembre 2005

Le grandi ragioni del vescovo

erba volant"Un bel tormentone d’estate è piombato sulla nostra Isernia e sul suo celeberrimo concittadino… Ed è proprio per questo che ci è mancata la possibilità di rintuzzare immediatamente e con l’ironia che meritano, questi tentativi di riaprire una questione che per noi rimane risolta, in ossequio ad una lunga, ininterrotta tradizione che ha trovato persino luogo in documenti ufficiali della massima autorità ecclesiastica".

Asterischi, Qui diocesi, in "Il quotidiano del Molise", 3 settembre 2005

Giacomo Donati 17:00 |
politici e amministratori

giovedì, 01 settembre 2005

I grandi titoli di Altromolise

erba volant"Iorio ringrazia Incollingo per essersi tolto dai piedi": è questo il titolo riservato da Altromolise, 1 settembre 2005, alla dichiarazione ufficiale del Presidente della Regione Michele Iorio, diramata a cura dell'Ufficio stampa della giunta regionale, in riferimento alle dimissioni da Commissario liquidatore dell’Erim del Consigliere Regionale Tony Incollingo.

Giacomo Donati 12:52 |
giornali tv e web

Le grandi interviste del TGr Molise

erba volant"Ti vedo spesso in chiesa...".
"Sì, sì in chiesa".
"Quante messe ti vedi al giorno?".
             "E mo' chi si ricorda".


Laura Piccinelli, Anziani soli e poveri. La storia di una donna di Campobasso che vive con i proventi della solidarietà, TGr Molise, 31 Agosto 2005.

Giacomo Donati 09:37 |
giornali tv e web