Penne e pennivendoli molisani

domenica, 26 febbraio 2006

Quelli della TeleAssuntina (RAI-TG3)
e di TVI-TeleKabul di Venafro

 

Gli scacchi di Venafro


Se quelli della TeleAssuntina (RAI-TG3) e quelli di TVI - TeleKabul di Venafro più spesso stessero zitti, informerebbero meglio...

Non so quanto sia costato ai contribuenti molisani sentire con quale sublimità RAI Regione  (il nostrano TG3 Molise) abbia dato la notizia che il sindaco di Venafro è decaduto dalla carica.

A parte che il lettore della velina con grande e professionale impostazione ha comunicato che la decadenza era stata dichiarata per Nicandro Cotugno (e non per Vincenzo), le cose più incredibili sono state dette quando ha spiegato lapidariamente la sostanza della questione. Con una sicumera degna di un avvocato che non sa la differenza tra penale e civile, ha affermato che nell’udienza si è discusso di “conflitti di interesse” (sic!). Il velinista, evidentemente, non si è preoccupato neppure di informarsi di che cosa si era trattato nella causa.

Ma ancora più grande è stata l’ingarbugliata performance del corrispondente Leopoldo Feole che, probabilmente molto amico dell’avvocato del Sindaco di Venafro, lo ha descritto come il salvatore della patria solo perché, avendo perso il primo round, farà appello presso la corte di Campobasso. Questa per Feole è la vera notizia bomba!

Dei miei legali Roberto Giammaria e Gabriele Inella, che hanno vinto la causa, neppure una misera citazione.

Ciò che mi ha lasciato di stucco, comunque, è stato l’atteggiamento di alto livello devozionale di Leopoldo Feole (presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Molise!!!) che, con una serie di “sarebbe”, “parrebbe”, “risulterebbe”, “si direbbe”, sembrava che stesse parlando del delitto di Cogne. Per non parlare della sua alta conoscenza della norma quando con la sicurezza di un principe del foro ha sentenziato che finché non si arriverà alla sentenza definitiva il Sindaco Cotugno resterà al suo posto. Una sorta di incitazione alla usurpazione di funzione.

Del perché della mia azione, invece (e forse fortunatamente) neanche una pernacchia. Neanche un tentativo di interpretazione dell’evento. Neanche un segno di emozione nella descrizione monotòna della sequenza (sbagliata) dei fatti.

Sublime il colpo d’artista finale. “Attenzione che la Corte di appello di Campobasso potrebbe ribaltare il risultato”. Pensate che preoccupazione!!! Da questo momento i Venafrani non dormiranno più la notte per attendere che si verifichi l’improbabile materializzazione auspicata da Leopoldo Feole di rivedere il Sindaco di Venafro al suo posto.

A questo si aggiunga anche la sconcertante cronaca di Pasquale Damiani da TeleKabul iniziata con un appello al buon senso e con una esaltazione delle attività amministrative della Giunta di Cotugno. Probabilmente Damiani quando da Isernia viene negli studi di TVI-TeleKabul, evita il centro urbano di Venafro passando per la strada di Bonifica e non conosce in che condizioni sia la città di Venafro.

Non ho capito perché Damiani non si è preoccupato della serenità dei cittadini di Venafro quando essi venivano perseguitati dalla Giunta Cotugno (vedi come si conferiscono gli incarichi professionali, cose si appaltano i lavori, come si tiene nel degrado il centro urbano, come si gestisce il traffico cittadino, come si amministra il bilancio, come si licenziano i collaboratori).

A parte poi le sue suggestive e paternalistiche teorie sulla possibilità che Cotugno, in barba ad una sentenza del Tribunale, possa continuare a fare il Sindaco di Venafro... A TVI-Telekabùl non si finisce mai di imparare... Damiani parla di democrazia, come se la democrazia non avesse nulla a che vedere con l’informazione. E’ vero che TVI-TeleKabùl appartiene ai familiari del Sindaco, ma anche il più imbecille dei giornalisti avrebbe messo a confronto le opinioni diverse prima di pontificare sulle mie iniziative per mandare il Sindaco Cotugno a casa.

Vuol dire che quando deciderò di parlare a TVI-TeleKabùl farò direttamente la richiesta a Patriciello e cosi, se egli mi autorizzerà, Damiani si sentirà più tranquillo...

Cose da chiodi! Neanche Berlusconi farebbe una cosa del genere nelle sue televisioni!  Ma perché non si associano TeleAssuntina e TeleKabùl? Sai quanti soldi risparmierebbero loro e i contribuenti...

Franco Valente

Giacomo Donati 18:14 |
giornali tv e web, contributi di terzi

venerdì, 24 febbraio 2006

Il sogno americano viaggia in Buick
Stati Uniti. Intervista allo scrittore Frank Salvatore

 



Partito dal Molise dopo la Seconda Guerra mondiale, Salvatore si laurea nell’Ohio. Diventa docente universitario e presidente dell’Associazione Americana degli Insegnanti di Italiano.

HAVERTOWN. Frank Salvatore è docente universitario e scrittore. Vive ad Havertown, in Pennsylvania. Nato a Toro, in provincia di Campobasso, nel 1928, Salvatore arriva negli Stati Uniti nel 1947, dopo la fine della Seconda Guerra mondiale. All’epoca l’Italia è povera e lacerata da forti tensioni sociali che gli esiti di un conflitto devastante hanno ulteriormente esacerbato. Salvatore inizia con un lavoro umile e durissimo, pagato male. C’è solo suo padre ad offrirgli un letto e un tetto.
Studia con profitto alla High School per tre anni. Dopo il diploma, fa l’esame di ammissione alla Youngstown State University, nell’Ohio. Frequenta quell’Università per quattro anni. Consegue la laurea, fa il servizio militare e, successivamente, trova posto come insegnante in una piccola scuola. È il 1956. Poi si trasferisce nella città di Youngstown. Per più di trent’anni insegna lingue straniere alla Haverford High School. Attualmente è libero docente alla Villanova University. È stato anche presidente dell’AATI-PV, l’Associazione Americana degli Insegnanti di Italiano.

Bettero. Com’è cambiata la società americana da quando lei è arrivato qui?
Salvatore. La società è cambiata parecchio. Oggi è più pericoloso vivere negli Stati Uniti come in qualsiasi altra parte del mondo. Quando sono arrivato io, i tempi erano ben diversi perché le case avevano le porte aperte, il latte si metteva sotto il portico, il giornale fuori della porta, e nessuno toccava niente.

Lei è riuscito a realizzare il suo sogno americano?
Senza dubbio. Ho raggiunto il mio sogno. Sono stato veramente fortunato nel senso che sono riuscito ad impadronirmi della lingua inglese e quindi penso di aver fatto una bella carriera: da insegnante di spagnolo, ho poi introdotto un corso di italiano nella mia scuola che ha portato l’insegnamento dell’italiano al livello delle altre lingue come il tedesco, il francese e lo spagnolo. E quindi si insegnava per quattro anni. Dopodiché c’è stato bisogno di un secondo insegnante di italiano perché le classi erano aumentate. Così sono arrivato al livello di capo dipartimento per le lingue straniere. Ma la cosa più bella è stata quella di aver scritto la mia storia in un libro dal titolo Buick Toro CB [Edizioni EVA, Venafro 2003, introduzione di Michele Tuono]

Perché questo romanzo autobiografico?
Ho sempre sognato di raccontare la mia storia, di parlare della Seconda Guerra mondiale, delle mie esperienze qui negli Stati Uniti. Secondo me, infatti, sia gli americani che gli italiani
erano reciprocamente male informati gli uni degli altri. Quindi ho voluto dire qualcosa sull’italia perché vedevo che non conoscevano il nostro Paese. Allo stesso modo quando tornavo in Italia vedevo che anche gli italiani non conoscevano gli Stati Uniti perché presentavano un’America che non corrispondeva alla realtà. Così ho pensato di scrivere questa doppia storia d’amore, però con lo spirito di utilizzare questo mezzo per informare sia gli italiani che gli americani.

L’edizione inglese intitolata Janus two countries, two love stories è già emblematica, vero?
Sì. la storia ha luogo in Italia e va dal 1930 al 1947, un periodo durante il quale un aggressivo giovane fascista arriva al potere e s’innamora di una bellissima ragazza americana per cui il suo ideale politico diventa secondario. E vediamo i due protagonisti durante la Guerra d’Etiopia del 1935. durante la Guerra civile spagnola del ‘37, poi affrontano le leggi antisemite del ‘38, l’occupazione tedesca del ‘43 e, successivamente, l’Italia ormai liberata dagli Alleati. I protagonisti approdano negli Stati Uniti. Sono euforici di quest’America che apre le sue braccia a tutti, dando dignità e speranza, così da permettere loro di realizzare il sogno americano. Tuttavia questi emigranti devono affrontare il problema dell’integrazione: incontrano razzismo e discriminazione, e questa è una delle ragioni che mi ha spinto a scrivere questo romanzo.

Lei torna in Italia con una certa frequenza. Che cosa apprezza del suo Paese d’origine? E che cosa non ama degli Stati Uniti?
Dell’Italia apprezzo prima di tutto la mia cultura, il cibo, la tranquillità del mio Molise: è un posto che mi ricorda la mia fanciullezza. Ci sono ancora posti incontaminati che hanno conservato il fascino antico. Che cosa non apprezzo degli Stati Uniti? Veramente c’è poco che io non apprezzo degli Stati Uniti. Questa terra offre così tanto che io non mi posso lamentare. Le cose che mi preoccupano qui sono le assicurazioni ospedaliere che ci obbligano a pagare l’assistenza, con costi altissimi. Non c’è uniformità di trattamento tra Stato e Stato perché ognuno applica le proprie regole. Così si arriva alla mia età quando uno dovrebbe sentirsi sicuro, e invece non è così. Non voglio dire che gli ospedali non funzionano, anzi funzionano molto bene, però si paga a caro prezzo la sanità.

Lei tornerebbe definitivamente in Italia?
Passerei la mia vecchiaia lì, perchè vedo più serenità in una cittadina come Campobasso: il clima è bello. Però ho i miei figli qui in America. Come faccio ad abbandonarli?

Com’è riuscito a far innamorare i suoi studenti della lingua e della cultura italiana?
Gli studenti americani non hanno un’ottima base grammaticale. Così per noi è una vera lotta insegnare loro l’italiano correttamente. Il metodo che noi usiamo è quello di dividere l’ora d’insegnamento in quattro parti: scrittura, lettura con ascolto, conversazione, e infine la stessa cultura italiana: i luoghi, la storia, i personaggi, ecc.

Una delle caratteristiche più evidenti della cultura e della società americana è questo forte, acceso, a volte eccessivo patriottismo, che forse non ha emuli in Europa. Secondo lei da cosa nasce? E lei lo sente?
Certo lo sento. E sento anche il pa
triottismo per l’Italia. Se uno va in una casa americana, la prima cosa che vede è la bandiera degli Stati Uniti. A casa di mia figlia c’è la bandiera italiana: questo per dimostrare la sua italianità. Gli americani si sentono nello stesso modo con il proprio Paese. Anche noi italoamericani ci sentiamo così perché siamo orgogliosi di essere italiani, e anche di essere americani perché questa terra ci ha dato un avvenire, un futuro; ci ha aperto le porte come nemmeno la nostra patria ha fatto.

In 58 anni negli Stati Uniti, qual è stato il momento più brutto?
Sul piano degli affetti, senza dubbio quando ho perso un figlio di 6 anni e mezzo, e poi quando è morta mia moglie. Sul piano lavorativo, il periodo più brutto fu quando non riuscivo a difendermi perché non parlavo l’inglese. E quindi con altri operai, in queste grandi industrie, subivamo quello che ci costringevano a fare senza mai poter battere ciglio. Quello è stato il periodo più brutto della mia vita.

 

 

Giacomo Donati 18:56 |
letteratura

mercoledì, 22 febbraio 2006

Di Giandomenico, la giunta dice no all'arresto

 

Clicca e vai alla monumentale richiesta del GIP di Larino, Roberto Veneziano (753 pagine)

Giacomo Donati 14:39 |
politici e amministratori

lunedì, 13 febbraio 2006

La dissidenza e lo sterminio dei Catari

Il rogo dei Catari


Lunedì, 27 febbraio, alle ore 17.30
ODRADEK LIBRERIA

In via dei Banchi Vecchi, 57 – ROMA  


Il Sindacato Nazionale Scrittori
presenta 
 


ADRIANO PETTA  


ERESIA PURA

LA  DISSIDENZA  E  LO  STERMINIO  DEI  CATARI 
 Stampa Alternativa – (collana «Eretica speciale»)


Introduce e modera: Tiziana Colusso (scrittrice – responsabile esteri Sindacato Nazionale Scrittori)
Intervengono:
- Maria Mantello, docente, saggista, vicepresidente dell’Associazione Nazionale del Libero Pensiero «Giordano Bruno»
-
Tarcisio Muratore, scrittore – studioso di Storia delle Religioni - Brescia

sarà presente l’autore.


L’eresia dei Catari, o “puri”, fu l’incubo del papato agli albori del secondo millennio. Risoluta a diventare il primo potere del mondo occidentale, la Chiesa Cattolica decise con fredda determinazione di occultare il Sapere – religioso, filosofico, scientifico – e di sterminare chiunque si opponesse al suo progetto. 

In questo romanzo storico, sullo sfondo della tragedia dei Catari e del genocidio occitano tra il XII e il XIII secolo, si svolge la lotta di un uomo per la libertà di pensiero.

La tragica vicenda di Giordano Nemorario (il predecessore di Leonardo da Vinci), la cui vera identità fu volutamente occultata anche dalla storia ufficiale della Scienza, viene ricostruita percorrendone le tracce e inseguendone il mistero.  

Il gigantesco rogo che il 16 marzo 1244 arse vivi gli ultimi martiri catari, non riuscì a bruciare tutte le “chiavi del sapere”: e ora finalmente, è possibile ricucire un percorso che conduce alle radici stesse della cultura occidentale.

(Questa nuova edizione – pubblicata nella collana «Eretica speciale» –  è l’opera integrale, corredata da numerose illustrazioni)  

Giacomo Donati 15:30 |
letteratura

venerdì, 10 febbraio 2006

Un vestito per Flavio Brunetti


"Un vestito di sillabe e suoni", ricerca letteraria, minuziosa ed attenta ma piena d'entusiasmo e d'amore, che si materializza in una serie di appasionanti incontri -  racconti con l'autore, questa volta interprete di poeti che hanno segnato la vita e lo spirito di ognuno di noi: Wthmann, Rimbaud, Delfini, Baudelaire, Dickinson, solo per citarne alcuni.

La poesia chiede silenzio e partecipazione. Così Flavio Brunetti non ha voluto, ora, un teatro e pubblico folto, ma uno spazio "altro", congeniale, immerso nei libri dove incontrare poche persone per sera, e, a loro, in un'atmosfera affascinante, cantare e recitare un percorso poetico sulle semplici note della sua chitarra. In una intimità colta, desiderosa delle onde dei versi, rompere i quotidiani e banali vincoli e farsi trasportare dalla corrente del fiume sino ad immergersi nel poema del mare. Attraverso le note semplici di una chitarra e i versi dei più grandi poeti di sempre, dei nostri poeti.



La poesia, esitazione prolungata
tra suono e verso

scrive Valery, ed è a questo pensiero che Brunetti si è ispirato per mettere in mettere in scena la sua nuova performance nella quale raccontare al pubblico come dalla poesia possa nascere la canzone.

Giacomo Donati 17:25 |
letteratura, arte e artisti